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@22 POETICAMENTE: TRIPLICE ANNIVERSARIO

Di questi giorni sono passati tre anni dalla data di pubblicazione del mio primo libro di poesie ed immagini “Sogni Sospesi” ( in cartaceo  e   in formato digitale ).

 

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Le poesie e le immagini ebbero un lunghissimo periodo di gestazione, ma relativamente breve per la redazione. Nei mesi precedenti più eventi concomitanti diedero il via. Le lunghe discussioni con un’amica sulla pittura e sulla fotografia, e l’immensa fiducia che mi fornì per tentare il passo. E non è un caso che questo libro a lei sia dedicato. In più, contattai pittori e fotografi italiani ed esteri discorrendo a proposito delle loro opere. Alcuni non ritennero opportuno aderire. Ogni immagine fu vissuta e sudata. Dalle prime trascrizioni di getto con appunti, quasi in ipnosi, s’ebbe la fase della correzione per mesi e mesi. Fu uno studio contraddistinto da una correzione artigianale, senza vergognarsi di rileggere i grandi poeti e i rimari, per reinterpretarle come se fossi un attore rivolto ad un pubblico immaginario. Lo spunto provenne dall’unica foto mia pubblicata che scattai durante il Sole di mezzanotte nell’ultimo lembo del porto di Riga (Lettonia). Il Sole sospeso. Scambiai conoscenze e abilità con altri scrittori per editare in cartaceo e in digitale il libro. E la proficua collaborazione continua ancora oggi.

 

Dopo un anno apparve il secondo libro di poesie con immagini “Reciproche Rinascite” ( cartaceo e digitale ). Alcune di queste poesie erano già abbozzate nel periodo di scrittura del libro precedente.

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Dovetti cambiare alcuni quadri e continuai le ricerche su interi cataloghi, immedesimandomi in ognuno. Un lavoro lungo e sfiancante che fu necessario per elaborare anticipazioni e nuove possibilità dell’esistenza. In questi due libri io stesso mi pongo come una cassa armonica che tenta di riflettere tratti caratteristici di ognuno di noi: i sogni e le rinascite. E se alcune poesie iniziali invitano il lettore con temi apparentemente accomodanti e distensivi, poi vi sono le porte degli incubi e del terrore originario del “nulla” e del “niente”. E se l'<io> di chi scrive è volutamente allargato e reso trasparente verso le tracce degli altri su di sé, la risposta nulla tralascia: anche l’oblio è portato come elemento costitutivo.

Successivamente apparve il racconto in formato Digitale “Tutto Sotto controllo. Un corpo allo specchio”.

 

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È un monologo dove lo specchio parla descrivendo la volontà di controllare il corpo come un oggetto di manipolazione nella contemporanea esposizione ipertecnologica. E di come, nonostante tutto nel massimo dolore, la parte che è ritenuta più debole, forse assume il ruolo di un’ancora di salvezza.

 

E infine di questi ultimi due mesi ecco la traduzione in inglese del mio libro di poesie in italiano “Reciproche Rinascite” , intitolato “Mutual Rebirths” ( in cartaceo  e in digitale ) per le richieste dei pittori e dei fotografi non italiani che hanno collaborato alla stesura del libro e per le domande di alcuni potenziali lettori di lingua inglese.

 

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Ho rivissuto una nuova creazione con la speranza che sia un’altra traccia di un percorso comune.

E il percorso continua…

@17 PoeticaMente: l’offerta di un bacio non imposto: la poesia

2 marzo 2014 

Questo quadro è uno dei pochi di Henri de Toulouse-Lautrec (Albi, 24 novembre 1864 – Saint-André-du-Bois, 9 settembre 1901) dove i personaggi si fronteggiano in avanti l’un l’altro.

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Nonostante tutto mantengono il pudore degli occhi chiusi. Nei quadri di Lautrec, di solito, ogni personaggio guarda verso se stesso nel momento in cui balla, cammina, o pratica abluzioni. Ogni corpo è solo. Questo quadro è uno dei pochi se non l’unico, dove i due soggetti sono faccia a faccia, ma hanno occhi chiusi. Ognuno nella tensione del bacio, di questo bacio che inizia a congiungere le labbra, non offre la composizione di due corpi avvolti, ma di un vicendevole richiamo, come se ognuno dei due, guardando e sentendo il proprio stato emotivo voglia condividerlo con l’altro. È un bacio che è prima di tutto un incontro. È un incontro discreto: una offerta.

I due corpi si tengono, ma non si afferrano. Le braccia sono disposte sulle spalle per ottenere una prospettiva di allineamento dei due volti e delle due bocche. La linea del bacio è una relazione che tiene il quadro. Il letto affossato crea la profondità: riceve un equilibrio da questi due corpi allineati dalla riga del bacio che non taglia, ma contiene tutto il soggetto. L’asse rivela una trama che parte dalle bocche e con centri concentrici si espande dalle spalle alle mani fino alla base del quadro che sottende la continuità dei due corpi, fino ai piedi. Una linea e un punto che costituiscono l’epicentro di una relazione duale sincrona verso due sentimenti di attrazione.

I tratti delicati, nonostante le pieghe e i rivolgimenti degli equilibri solitari, sono offerti tramite tratti verticali, quasi come se noi li vedessimo in un sogno, o in un ricordo. I corpi non vogliono essere eccedenti. Non urlano o esigono attenzione: sono presenti e pronti a rivelarsi per chi alza e mantiene lo sguardo. E parlano se chi guarda è disposto ad ascoltare i tratti cromatici nel sentire il timbro delle forme evocate dal quadro.

La poesia è anche questo: un bacio pudico e pronto a straripare. Un saluto che è disposto a costituire un abbraccio panoramico dei sentimenti, delle gioie e dolori, delle speranze e certezze, melanconia e disperazione. E tutte le contiene senza imporle, anche quando si pone come irriverente poesia di rivendicazione. Se vuole tradursi nel poetico, ogni frase ha il vestito del pudore e dopo se è accettata, si spoglia immediatamente offrendo tutto di colui che parla e che la evoca.

Toulouse Lautrec in questo quadro svela un timbro interiore: un suo personale ed intimo desiderio mai del tutto evocato nella sua vita.

*11 Special Guest: Una mia intervista sull’ancella più umile, ma più energica della poesia: la condivisione

1 dicembre 2013

Riporto qui testuale il commento all’intervista fattami da Giovanni Garufi Bozza e il link all’intervista medesima, registrata anche nel suo blog, dove parliamo dei miei due libri, di poesia e della biografia di ognuno e che tratta anche di un tratto comune nel lavoro svolto: la condivisione.

La mia radiointervista a Lino Milita, autore di “Reciproche rinascite” e “Sogni sospesi”.

November 30, 2013 by Giovanni Garufi Bozza

Caro Visitatore,

oggi ti presento la poesia di Lino Milita, autore di due sillogi quasi gemelle, uscite a pochi mesi di distanza l’una dall’altra, Reciproche rinascite e Sogni sospesi

Esse hanno in comune, oltre alla bravura di Lino, la proprietà di essere raccolte multiformi, che uniscono diversi tipi di arte, poetica, fotografica, pittorica. Autopubblicate entrambe, è lodevole la capacità grafica di Milita, che ha curato personalmente l’editing e l’alternanza di poesia e arte visiva. Le sillogi appaiono infatti inni all’arte e alla cooperazione tra artisti, quella pura, fatta di un attento studio e intreccio di legami, che rendono questi testi ricchi e vitali.
Nota di merito, il prezzo. Con 12 euro si possono acquistare due libri di arte, di fotografia, di poesia. Libri multiformi, ben impostati graficamente.

Ti chiederai se sono le poesie ad aver ispirato le opere o viceversa, ma non troverai una risposta univoca, Lino ha trascinato e si è fatto trascinare, ha ispirato e si è lasciato ispirare, coinvolgendo artisti da diverse parti d’Europa.

Spero nel montaggio dell’intervista di aver dato idea di ciò che troverete nelle sillogi, adeguando suoni, voce e immagini in un unico video. Di sicuro, troverai dei preziosi stimoli in ciò che Lino dirà, perché lui non scrive unicamente poesia, la studia, l’assapora, ne segue la storia, le origini. C’è un sapere prezioso, che mi ha arricchito tanto.

Da ultimo, ti daremo una bella news, invitandoti con il progetto No Brand Art alla Fiera del Libro di Roma. Presso lo stand della FUIS (l’A24) troverai me, Lino Milita, Cetta De Luca, Ivonne Boscaino (tanto per citare alcuni che puoi ritrovare su Radiovortice.it) e tanti altri autori indipendenti. Per la prima volta in Italia, un gruppo di autori e di professionisti del settore editoriale, auto pubblicati e pubblicati tradizionalmente, si presenterà da solo, senza il supporto delle case editrici a Più libri, più liberi, fiera nazionale della piccola e media editoria (Roma, Palazzo dei Congressi, dal 5 all’8 dicembre 2013).

Vieni a trovarci, specie sabato 7 dicembre alle ore 16, allo stand A24, per la conferenza Gli autori indipendenti, il selfpublishing e le nuove frontiere dell’editoria.

Fino alla prossima settimana, buon ascolto della dodicesima puntata, che puoi trovare anche sul sito di Radiovortice.it!
Per ascoltare l’intervista premi QUI

#17 Contaminazioni: Il Genere Muto

15 luglio 2013 

Le donne hanno inventato l’agricoltura e contribuito a organizzare la raccolta razionale dell’acqua in gruppi associati dalla notte dei tempi. Le donne hanno creato e ricreato i luoghi sicuri per tutti, e hanno permesso anche ai maschi di tramandare nel linguaggio e nei segni, la storia e la biografia del gruppo e del clan. Nei secoli la titolarità e i nomi di coloro che hanno detenuto le tecnologie della parola e della memoria, sono stati i maschi.

La casa sicura che è stata da sempre fonte di vita, per la donna fu ed è anche la prigione oscura di catene imposte nella violenza fisica e nelle parole che ordinano il mondo e il tempo.

Le donne hanno cercato comunque autonomia nelle attività di produzione, di commercio dei manufatti della terra e della cultura e della memoria. Più di due miliardi di donne, dentro casa, come detenuti condannati all’ergastolo, in libera uscita solo con il promesso sposo per il matrimonio o accompagnato da un parente maschio per il funerale, detengono quella piccola economia che permette agli altri due miliardi e più di persone di lavorare sottocosto per i potenti del luogo e per i paesi tecnologicamente avanzati.

Da sempre in gruppi e a titolo personale le donne hanno cercato di porsi e ancora oggi e sempre di più, come titolari autonomi della propria soggettività: di disporre del proprio corpo e di poter dichiarare almeno il proprio stato di minorità. E rimangono un genere muto.

Nadia Anjuman nata indicativamente nel 1980 è stata una poeta e giornalista afgana. Nel 2005, quando era ancora studente alla Herat University, pubblicò il libro di poesie dal titolo Gul-e-dodi (“Dark Red Flower”), diffuso immediatamente in Afghanistan, Pakistan e in alcune zone dell’Iran. Parlava di sé, di tutte e, senza offendere, lasciava apparire le emozioni e mostrava che anche una donna può parlare totalmente del mondo prescindendo da imposizioni millenarie. In più, assieme ad altre donne creò un circolo letterario di studi su William Shakespeare and Fyodor Dostoevsky. 

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Nadia Anjuman – Immagine presa QUI

E chiarì subito la questione:

SONO IMPRIGIONATA IN QUESTO ANGOLO

Sono imprigionata in questo angolo piena di malinconia e di dispiacere. Le mie ali sono chiuse e non posso volare.

Perché non si può parlare, ma la poesia è parola ancora prima del testo scritto, perché esce dal corpo:

NESSUN DESIDERIO PER APRIRE LA MIA BOCCA

[…]
La mia bocca dovrebbe essere sigillata.
Oh, il mio cuore, lo sapete, è la sorgente.
E il tempo per celebrare.
Cosa dovrei fare con un’ala bloccata?
Che non mi permette di volare.
Sono stata silenziosa troppo a lungo.
[…]
Io non sono un debole pioppo
scosso dal vento.
Io sono una donna afgana.
E la (mia) sensibilità mi porta a lamentarmi.

Perché le catene non possono contenere l’aria, il respiro e l’afflato poetico.

CATENE D’ACCIAIO

Quante volte è stata tolta dalle labbra
la mia canzone e quante volte è stato
azzittito il sussurro del mio spirito poetico!
Il significato della gioia è stato
sepolto dalla febbre della tristezza.

Se con i miei versi tu notassi una luce:
questa sarebbe il frutto delle mie profonde immaginazioni.
Le mie lacrime non sono servite a niente
e non mi rimane altro che la speranza.

Nonostante io sia figlia della città della poesia,
i miei versi furono mediocri.

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Immagine di David Walker presa QUI

Nonostante io sia figlia della città della poesia,

i miei versi furono mediocri…

E io dico felice archivio:

ma furono lo stesso ritmati
dal corpo del poeta,
che sente l’anima di un popolo
e di un genere tra i secoli e i continenti,
e che la trasmette con voce primordiale
nel ridefinire il mondo a cavallo del tempo.
Nadia Anjuman fu definitivamente ammutolita dal marito il 4 novembre 2005.

#16 Contaminazioni: appuntamenti rubati

29 aprile 2013 

L’infanzia, la giovinezza e l’età adulta sono contraddistinte da riti e condivisioni con i pari che permeano e consolidano noi stessi e il passato che vive assieme a noi. Confidiamo che avvengano in modo analogo a quelli di poco più avanti di noi, accompagnando sicurezze e certe promesse per l’avvenire.

Non sempre è così per i popoli delle Terra, e per i singoli individui.

Coloro che promettono, possono mentire su momenti della nostra vita e condurci in vie beffarde e crudeli senza uscita, come se fossero appuntamenti rubati. Rispetto alle aspirazioni di ogni giorno, l’insoddisfazione è vincente. Se si basa l’avvenire e l’immagine del proprio vissuto in virtù di ciò che da soli si è promessi, il risultato sarà sempre limitato. Nonostante tutto non si può affermare in modo incontrovertibile di accontentarsi, perché l’ambiente e gli uomini possono arrecare comunque un danno.

Si soccombe, nonostante che l’amor proprio cerchi di reggersi con le dita sul dirupo calante nell’abisso dell’animo senza speranza. Un aiuto per continuare a immaginare nuove vite, può essere fornito dall’esempio di coloro che, anche vivendo agli antipodi, attraverso le debolezze e le sconfitte, sono riusciti a sopravvivere e infine a vivere.

Ko Un, Kunsan, 1 agosto 1933, è un poeta, scrittore, saggista, autore teatrale e pittore sudcoreano, tra le figure più rappresentative della Corea del Sud contemporanea.

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KO UN – Immagine presa QUI 

Costretto a imparare il Giapponese durante la dominazione dell’impero nipponico, e poi la lingua Cinese. Coltiva comunque l’apprendimento del Coreano. Quando nel 1950 scoppia la guerra, sconvolto per l’orrore tenta il suicidio. Si salva e si rifugia nel Buddismo, e tra elemosine e insegnamenti gratuiti di coreano e arte, scrive saggi e poesie. Nel 1962 abbandona il buddismo, deluso dalla corruzione del clero. Legge autori esteri, continua a scrivere, alternando periodi di prostrazione che lo portano per due volte a tentare il suicidio.

Ma all’inizio degli anni 70 riprende fiducia. Si occupa dei diritti umani e diventa un attivista contro la dittatura coreana e per questo fu imprigionato più volte e condannato all’ergastolo nel 1979, anche e principalmente per la sua attività letteraria e politica.

Nel 1982 ottiene l’amnistia. Si innamora e si sposa. Inizia una nuova fase di produzione artistica pubblicando numerose opere, spaziando in diversi stili, ricevendo premi di ogni tipo e ripetute candidature al premio Nobel. La poesia, tra saggi, opere teatrali, traduzioni, ha caratterizzato il suo sotterraneo percorso di caduta e rinascita.

Da “Fiori di un istante” di KO UN

L’animo di un poeta

Un poeta nasce negli spazi tra crimini,
furti, uccisioni, frodi, violenze,
nelle zone più oscure di questo mondo.

Le parole d’un poeta s’insinuano tra le
espressioni più volgari e basse,
nei quartieri più poveri della città,
e per qualche tempo dominano la società.

L’animo d’un poeta rivela il solitario grido di verità
che emana dagli spazi fra mali e bugie del suo tempo,
è un animo picchiato a morte da tutti gli altri.

L’animo d’un poeta è condannato, non v’è dubbio.

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E io ascolto e rispondo a te Ko Un .

Risposte dovute. – Lino Milita

Testimonianze del dolore patito,
richieste sono d’attenzione
per orecchie pigre d’orrore subito.

L’animo d’un poeta è obbligato a chiedere ascolto,
e se lo riceve, rivela interstizi di luce
tra muri senza riflesso, da nessuno raccolto.

E quindi ogni verso nel tempo frantumato,
riecheggia nelle flebili onde del vento ribelle
per rinascere dal dolore riesumato.

#14 Contaminazioni: Una risposta dell’Oriente

3 aprile 2014 

Da sempre il mondo visto come uomo e natura ha avuto denominazioni razionali con l’avvento del linguaggio. Però circa 2500 anni fa in Grecia, un modo di pensare oggi predominante e ora diffuso in ogni lingua, affermò l’Occidente. E immediatamente apparve anche l’Oriente, sebbene quest’ultimo non sapeva di esserlo.

Certamente l’Occidente nell’anticipare e prevedere il decorso degli eventi sulla terra disponibile è oggi considerato il più efficace e coerente modo di apparire. Talvolta però i problemi scaturiscono nel considerare l’Oriente, come l’India ad esempio, un residuo del nostro agire e sapere. Come se le terre dove sorge il Sole abbiano già detto tutto.

La poesia è produzione. Cosa rispondono le poesie dell’Oriente alle tecniche produttive delle emozioni e dei sensi proprie dell’Occidente?

Una delle tante risposte proviene da Rabindranath Tagore, nato nel 1861 e morto nel 1941, poeta premiato con il Nobel nel 1913, musicista compositore, pittore, educatore e filosofo indiano, protagonista primario insieme al Mahatma Gandhi, anche di movimenti religiosi e politico-sociali. Il quale utilizza comunque gli strumenti dell’Occidente ma tenta un linguaggio poetico che dal Buddismo toglie l’idea di una natura separata dal divino nirvana e che renda contraddittoria l’immagine occidentale della storia come lotta per la vita biologica.

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Rabindranath Tagore immagine presa QUI

 

Da i Gitanjali

Il mio canto ha deposto ogni artificio.
Non sfoggia splendide vesti
né ornamenti fastosi:
non farebbero che separarci
l’uno dall’altro, e il loro clamore
coprirebbe quello che sussurri.

La mia vanità di poeta
alla tua vista muore di vergogna.
O sommo poeta,
mi sono seduto ai tuoi piedi.
Voglio rendere semplice e schietta
tutta la mia vita,
come un flauto di canna
che tu possa riempire di musica.

Dove qui la canna vuota non è quella occidentale che, flebile corre il rischio di essere estirpata, o come la poesia “Ginestra” di Giacomo Leopardi che resiste e sempre in lotta contro l’oblio.

Qui la canna è già piena: acquista nuove forme e sostanze sonore.

*5 Special Guest: Dire sì al Divenire

12 marzo 2013 

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Victor Nizovtsev–Contemplazione: immagine presa
QUI

Linee d’ombra – Lino Milita

Dall’incontro di linee d’ombra
d’evitato timore,
subisco cicliche albe e tramonti,
e d’appuntamenti mancati
son fatto e vissuto.

Dall’appuntamento d’ultimo confine
d’angoscia mio,
abbandono ultimo timore e tremore
per dire sì alla paura
dell’imprevedibile divenire di vita.
Dico sì a questo universo.

*4 Special Guest: La poesia: l’immediato originario

7 marzo 2013 

Nei linguaggi e nelle tecniche moderne appare la supposta evidenza nel comporre femmina e maschio nella scissione di cuore e cervello, in un quadrilatero dove ogni elemento è inteso separato e successivamente giustapposto mediante sensi ed intelletto.

E ancor di più per l’inclinazione di un “artista” o di un “matematico”

Crediamo di ragionare e discernere con pezzi di carne appesi in macelleria.

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Immagine di Giacomo Sonaglia 

 

Eppure l’atto del poetare, ancor prima di scrivere, è tale perché esprime ciò che il corpo sente ed emana verso tutto ciò che è reale. Ma lo esprime utilizzando la contemplazione del sublime di ogni aspetto del reale, che è visto come atto universale. In una poesia ogni rima o verso, per quanto elaborati o “astratti” sono immediate composizioni con ciò che il corpo esprime verso il tempo, la nascita, la morte, i sensi d’amore e d’odio.

Quadrifoglio di stelle migranti (poesia tratta da “Sogni Sospesi”)

Ovunque osservo ossequioso e ansioso
i quattro quadri dell’orizzonte spazioso,
c’offrono l’oceano da suolo smussato
di fiamme ch’ergono l’aere eccitato.

L’aerea messaggera dona la gialla
d’autunno inseguita, severa, dalla
vernosa ombra dell’affogliato cumulo
che incrocia il quadrifogliato angolo.

Ma riavere smeraldee presenze
ch’erompono da primavere essenze
ripropongono l’estatico disgelo
delle stelle del rigoglioso stelo

Ogni trivio è un ombroso quadrivio
che rinnega l’ascoso sodalizio.
Ma le migranti di cuori celesti
Riportano gli sfolgoranti innesti.

 

*2 Special Guest: Sogni Sospesi in cartaceo

28 febbraio 2013 

E passo dopo passo, ecco la versione in cartaceo del mio libro di poesie e immagini “Sogni sospesi” , reperibile su web.

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La nostra realtà più vera e più intima

Il libro in versione brossura lo puoi trovare su Youcanprint: QUI e su IBS QUI

In fiduciosa attesa di commenti e di osservazioni: ricordo dove puoi trovare il mio libro di poesie con immagini “Sogni sospesi” in formato digitale :

Amazon – formato mobi: QUI
Feltrinelli – formato epub: QUI
Ultima books – formato epub – mobi: QUI
BookRepublic – formato epub: QUI

#4 Contaminazioni: divenire

21 gennaio 2013 

Divenire – Lino Milita

Giochi simmetrici in ordinali spazi,
di vaghe estensioni immote,
d’anime acclamati,
vorticosamente precipitano.

Desiderato divenire di fuga aspirata,
da sapido sentore avvolto, e
d’ironico dolce richiamo,
gioiosamente sei amato.

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Immagine presa da qui QUI

Per la musica di Ludovico Einaudi “Divenire” premere QUI