Autonomous di Annalee Newitz (Autore), Annarita Guarnieri (Traduttore), 2017, Fanucci Editore, Roma (Ed. Originale: 2017, Tor Books -NY – USA)
Il romanzo pone il tema del libero arbitrio relativo alla facoltà di poter deliberare rispetto ai dilemmi e alle situazioni che impongono azioni capitali rispetto al proprio orizzonte di valori. Stante la capacità di rendere antropomorfe le cose e le entità biologiche diverse dagli esseri umani, queste se poste in relazione con il vivere quotidiano, entrano di diritto nei nostri sistemi etici. La tesi di fondo è dunque traslata da Annalee Newitz in un futuro fantascientifico ove i robot acquisiscono in modo progressivo una autonomia di azione rispetto a comandi predeterminati, fino a disporre una gamma crescente di proprietà emergenti, nelle capacità di riflessione e nella dotazione di processi mentali e fisici per i quali, in modo analogico, i protagonisti li definiscono come “sentimenti”.
–
Nel romanzo appaiono temi classici della fantascienza relativi ai robot, a partire da Isaac Asimov, il quale li riprende dal tema del Golem: della capacità dell’uomo di conferire un afflato di vita ad oggetti inanimati, in modo subordinato e difettoso rispetto a quello che era considerato il tocco divino.
–
La pretesa irresistibile di conferire un significato omologo in termini di agire e di valori a ciò che è esterno rispetto alla comunità degli esseri viventi, è il luogo eminente della contraddizione, la quale in termini narrativi genera i conflitti, ovvero la discrasia della nostra interpretazione del mondo, e il mondo stesso che risponde in modo inconoscibile, imprevedibile e quindi pericoloso perché insensato.
In più, essendo le creature da noi generate, proiezioni del nostro stesso agire, ecco che le trame innestano un climax di nemesi, di punizione o di catarsi.
–
La trama si innesta in uno sviluppo tecnologico e sociale che impone una sempre maggiore produttività, per la quale gli individui sono costretti a dotarsi di caratteristiche di efficienza tipiche dei robot e di sottostare anche alle loro condizioni di schiavi, o per meglio dire di esecutori inanimati privi di una soggettività rivendicativa alla pari in termini di contratti e di patti relativi al lavoro, al diritto e alla remunerazione. Gli innesti tecnologici e la farmacologia divengono gli strumenti più utili o per sopravvivere o per soccombere. Se i robot sono schiavi, anche gli individui possono esserlo, con il nome di “apprendisti”.
–
Le multinazionali farmaceutiche e i processi economici di quello che in modo mitico è definito il “capitalismo” sono i due epicentri dati per assodati, nei quali la protagonista assume il ruolo di un Robin Hood di farmaci per tutti. Tale condivisione, però, diffonde il veleno e strumenti che annichiliscono totalmente gli apprendisti. Ingiustamente accusata, cerca di difendersi, anche perché essendo stata una ricercatrice farmaceutica e poi una pirata che rubava i farmaci e ne sintetizzava di propri per donarli a tutti, ora è accusata di essere una avvelenatrice delle masse.
–
Il romanzo si incentra su tale fuga e nel tentativo di svelare i veri responsabili del misfatto, i quali nel perseguire i profitti a tutti i costi, non tengono conto di distruggere le stesse risorse che intendono sfruttare. Cacciatori e cacciati si servono di robot e di umani ridotti in condizioni di servaggio. Gli stessi robot hanno la possibilità di aver innestato cortecce umane dei deceduti, acquisendo così in modo progressivo tratti simili a quelli umani.
–
Umani, robot, bot umanoidi, apprendisti, schiavi, tutti assieme cercano di portarsi a un livello paritario di relazione, ognuno perseguendo l’illusione di aver qualche tratto comune. La prosa è diretta, varia e modulata in base alle caratteristiche psicofisiche dei protagonisti che sono via via ben delineati, con una narrazione parallela tra il presente ed eventi che risalgono a più di 25 anni prima, i quali svelano man mano le cause che hanno portato agli assetti attuali, e a continui colpi di scena che rendono i personaggi sempre più complessi.
–
L’autrice utilizza lo schema classico e riduttivo del capitalismo e delle cattive case farmaceutiche come un luogo comune e di immediata intesa per il lettore. Ciò rende più accessibile la riflessione etica che propone la narrazione, da diventare quasi irriflessa. Dal punto di vista del ritmo è una scelta che rende la scansione degli eventi avvincente e ipnotica nella possibilità di immedesimarsi con ognuno, rispetto ai dilemmi, alle speranze, ai rimpianti, agli amori, ai desideri erotici. Tale scelta, però, potrebbe essere considerata un limite, perché tale visione è del presente e sembra traslata nel futuro, vista come il limite e il vincolo di una visione messianica secondo la quale questo fantasma di “capitalismo” e delle multinazionali farmaceutiche siano il luogo del male. Certo l’autrice non ha le pretese di porre un trattato economico, o scientifico tecnico, o politico ideologico. Questo tema che è divenuto un luogo comune è sì un veicolo economico e comodo per attirare i lettori con la suggestione, in modo poi da ridursi in un ambito prettamente psicologico e biografico, con pregevoli variazioni di ritmo e di sintassi, oltre che nella relazione intra e inter psichica dei soggetti, ma debole però nella coerenza delle relazioni di fondo.
–
Non è un caso che verso la fine, molte risposte rimangono aperte. D’altro canto è un romanzo, non un trattato di etica. In ogni caso ci stimola a riflettere non tanto sul dilemma delle singole scelte, ma di noi come persone, nel nostro vivere quotidiano e della nostra capacità di resistere agli ordini imposti o della logica comune, nel prendersi la responsabilità di ragionare e di scegliere in modo onesto, non facile, nel perseguire il bene, più che per la contingente convenienza, ma che comporta comunque una colpa e una mancanza.
–
Ed è qui il dilemma che emerge, forse inespresso alla stessa autrice: la necessità di adottare scelte radicali, dichiarando la propria autonomia di giudizio, correla una responsabilità senza sconti sul proprio operato. Se la si accetta, si mantiene la speranza di definirsi umani in quanto dotati di libero arbitrio, se la si rifiuta, si scappa dal bisogno di render conto della propria biografia, ma ciò comporta la rinuncia a considerarsi un soggetto autonomo.
–
Il romanzo tenta di coinvolgere il lettore in una comunità di senzienti che non possono fare a meno di assumere tale onere, perché la fuga di tale peso, comporterebbe la perdita di tutto. E ciò si dispiega tra i desideri degli umani di convincersi e di sperare di poter chiarire il nucleo del proprio io e delle facoltà di oltrepassare le proprie limitate facoltà mentali, sentimentali ed emotive, nella capacità di riflettere sulla propria natura in divenire.
–
È un romanzo che alterna i ritmi, le situazioni del passato e del futuro, il contrappunto delle speranze e dei rimpianti dei protagonisti, per delineare il nucleo del dilemma: chi sono io nella facoltà di poter deliberare?
I cronoliti (Urania) di Robert Charles Wilson, 2023 (Prima ed. The Chronoliths, 2001), trad. Annarita Guarnieri, Mondadori, Milano
È un romanzo avvincente che tiene la curiosità fino allo spasimo mantenendo il mistero e la tensione nei vari climax che si susseguono fino all’epilogo.
–
Vi è una ottima intuizione fantascientifica che utilizza la nozione del tempo. Questa non è originale in sé, piuttosto l’uso in rapporto alle conoscenze che abbiamo oggi riguardo al campo della ricerca della gravità, della linea temporale dell’universo, alle particelle subatomiche.
–
Vi è l’idea di usare il paradosso temporale in cui la possibilità di ritornare nel passato implica la possibilità di modificare il futuro, attraverso azioni nel presente che mantengano la memoria di ciò che sarà. È un espediente usato copiosamente nella letteratura fantascientifica. In questo romanzo, però, vi è il tentativo di rendere verosimile la struttura portante della trama, con ipotesi relative alla teoria della gravitazione relativistica, alla geometria differenziale e ai coni temporali che sono patrimonio della ricerca scientifica attuale.
–
È una composizione letteraria che può inscritta nella categoria della fantascienza dura, per la quale sono utilizzate le particelle subatomiche come i tauoni e la possibilità che il viaggio nel tempo sia considerato come un moto nello spazio. Lo scorrere del tempo è inteso come un piano tangente di due curve (a più dimensioni) che si toccano in un punto (o più in dettaglio un intorno infinitesimo di questo punto) che è il presente.
–
In una logica classica il tempo è unidirezionale, e quindi la curva del quasi passato trae a sé il presente, mentre quella del futuro, cerca di prenderlo nel verso opposto. Nel momento che il presente è toccato, tale evento annichilisce entrambe le curve nella veste di materia (subatomica) e nel correlato di energia, in un processo continuo che è a più dimensioni, ma dal punto di vista nostro, che è a tre dimensioni (quattro con il tempo relativistico), esso si riduce a un moto unidirezionale.
–
L’espediente fantascientifico consiste nel ritenere che il piano del presente sia poroso e che la proiezione inversa del futuro verso di esso, per opera di un sapiente uso dei tauoni con livelli controllati di energia e di trasporto di materia, possa essere realizzata in punta di spilli, come se si usasse un pettine per districare le masse informi tra quell’intorno infinitesimo zona di nessuno tra la curva del futuro e il piano del presente, per arrivare alla nuca (cioè l’istante del presente)*.
–
*in matematica tale pettine richiama la nozione di fibrato tensoriale (è un tipo di spazio vettoriale in cui a ogni punto di una base è associato uno spazio vettoriale che è il prodotto tensoriale delle fibre di un altro fibrato. Questo concetto unisce le idee di fibrati (spazi che associano un fascio di fibre a una base) e di prodotto tensoriale (un modo per combinare spazi vettoriali) per creare una nuova struttura geometrica).
–
Insomma è come se avessimo un palloncino gonfiato e di tessuto spesso e resistente (cosparso di olio, e quindi scivoloso), in cui nella superficie lentamente appoggiassimo un pettine e poi curvandolo un poco, e operando una pressione, i denti affondassero nella superficie curvandola (senza romperla, altrimenti il presente affonderebbe subito nel passato, portandosi dietro tutto) fino a toccare lo spazio del presente voluto, che, in quel preciso momento con quella determinata energia e materia correlata, trasporta i cronoliti.
–
Attenzione il trasporto è temporale, non spaziale, perché nel futuro il cronolite è stato costruito nello stesso luogo.
–
(perdonate la mia prolissità nel soffermarmi in questo espediente iniziale, ma ho cercato per le mie conoscenze di fisica che non sono quelle di un premio Nobel, di esplicitare l’insieme dei concetti usati. Con un pettine e un palloncino ho cercato per analogia quasi poetica di sintetizzare qualche nozione fondamentale della teoria della relatività, della meccanica quantistica, della fisica teoria applicata a quella subatomica, e della matematica super avanzata dei fibrati tensoriali e delle varietà a n-dimensioni spinoriali!!!! – Se qualcuno ha delle perplessità, non preoccupatevi, rileggendomi non mi sono capito neppure io )
–
I cronoliti sono grandi parallelepipedi che appaiono quasi dal nulla, e si innestano come totem in dimensioni sempre più estese. La loro comparsa è preceduta da cambiamenti atmosferici e da campi ionizzati. Nel momento della loro comparsa, risucchiano calore e materia, causando disastri nel raggio di più chilometri, oltre a una momentanea glaciazione. Vi è una ottima spiegazione razionale dei processi fisici e subatomici relativistici che è altamente sofisticata, che però ricordo, si poggia sempre sull’espediente fantascientifico iniziale.
–
Diciamocelo qui, tra di noi, per non farlo sapere ai futuri scrittori di fantascienza per non tarpare le loro ali creative: seppure nello stesso libro è descritto, ma giustificato con una tecnologia che controlli i tauoni, per poter andare indietro nel tempo, trasportando la massa, oppure una energia tale da farla convertire in materia, occorrerebbe una energia tendenzialmente infinita quasi quanto quella dell’universo.
–
Comunque il dato di fatto avvincente è che nei cronoliti vi sono immagini e messaggi che avvertono dell’avvento e della vittoria del Kuin. Si suppone che sia un leader, o un regno, o una nuova entità nazionale, che dominerà il mondo a breve e trasformerà tutto. E pone dei messaggi in cui prevede sommovimenti e rivolte in varie parti del mondo.
–
Il modo con il quale appare bucando letteralmente le città, causando quindi decine di migliaia di morti, innesta processi sociali di fede, idolatria, paura, in un crescendo irrazionale che porta alla ricerca dei santoni, dei profeti di questa era, particolarmente diffusi tra le generazioni più giovani: le più esposte all’apocalisse prossima ventura.
–
Vi sono gli enti nazionali che tentano di combattere e di contrastare i cronoliti e le correnti temporali unidirezionali che tali messaggi intendono realizzare in questo cortocircuito temporale.
–
E qui vi sono i protagonisti i quali si impegnano a contrastare la disgregazione sociale, la crisi economica, il conflitto intergenerazionale, e la guerra totale che si sta approssimando nei continenti.
–
La trama oscilla tra un piano collettivo a quello individuale, di famiglie che nascono e si disgregano, e della incomunicabilità tra le coorti generazionali, tra i genitori e i figli. Tra gli errori dei primi, e quelli ancora più gravi dei secondi. Vi sono descrizioni psicologiche approfondite che vengono centellinate con indizi che portano poi a rendere coerenti le loro azioni, mostrando quindi personaggi che evolvono e mostrano parti sempre più complesse del loro pensare e dei motivi sottostanti.
.
Sebbene sia stato scritto nel 2001 in corrispondenza del crollo delle due torri gemelle, e quindi del senso di insicurezza, che svegliò il mondo dal sogno di un futuro senza conflitti, l’autore cerca di analizzare in più aspetti l’insieme dei processi sociali, e dei meccanismi psicologici individuali, e delle elaborazioni simboliche collettive che portano ad assumere l’interazione con gli altri in modo divisivo, apertamente conflittuale, dove si rifiutano parti terze istituzionali che regolano gli scambi, le esigenze, le normali relazioni con il prossimo. E quindi nel ritorno ancestrale della ricerca del Leviatano che tenta di frenare l’essere umano che è sempre un lupo.
–
Nel romanzo appaiono fenomeni di idolatria che inducono a ritenere sempre vero il proprio punto di vista, con la convinzione che il punto di vista degli altri sia il male, e che quindi non vi è una possibilità di coesistenza. O io o gli altri, e io sono nel giusto, e tutti pensano come me, ovvero gli altri come me, il gruppo, il clan, la nazione che si fonda su valori ancestrali, sul popolo.
–
Appare il fenomeno del populismo che cerca il leader condottiero, il messia che porta il bene, trasformando il presente in un rivolgimento: In una prossima e salvifica apocalisse.
–
Sembra un romanzo scritto oggi, per tutto quello che sta accadendo nel mondo, in un ritorno di uno scambio commerciale e di produzione locale, in guerra con gli altri, nel confine delle nazioni come una linea di guerra e di trincea, nel disprezzo delle democrazie e quindi nell’aspirare a colui che esprime i bisogni e le paure di una massa acefala e indistinta, in cui questi individui che credono di essere il mondo, annichiliscono l’un l’altro in un urlo di rivendicazione e di violenza.
–
Il romanzo gioca tra la razionalità e la pulsione di distruzione. È una ottima palestra per noi stessi, nella vita quotidiana, nel godere di questa lettura che ha più piani di azione paralleli, con dialoghi non banali, con una ottima introspezione psicologica, con scene di azioni avvincenti, e con climax che sanno tenerci in tensione e coinvolgerci nella gamma delle emozioni evocate.
–
È un bel romanzo di fantascienza hard, la cui lettura va consigliata a tutti.
Trilogia dei mendicanti di Nancy Kress, Traduzione di Antonella Pieretti, 2022, Urania Millemondi, Mondadori, Milano (Ed. Originali dei tre romanzi: 1993, 1994, 1996 )
Il Ciclo di questi romanzi fu scritto tra il 1993 e il 1996. Narra di vicende che partono dai primi anni del 2000. In un certo senso è un romanzo distopico connotato da una verosimiglianza per l’espediente letterario che pone un principio scientifico per noi condivisibile che innesta l’avvio della narrazione. Il fattore fantascientifico è rivolto alle tecnologie afferenti agli studi del campo della genetica, e nell’introduzione del diritto privato e del diritto commerciale nel poter predeterminare attivamente alcune caratteristiche morfologiche e cognitive dei propri figli.
–
Nancy Kress è una scrittrice prolifica e immaginifica che riesce a coniugare il ritmo della narrazione con un coerente sviluppo degli eventi collocati in ambienti tecnologici avanzati all’interno di una cornice fantascientifica. Dopo più di trenta anni dalla pubblicazione, noi, oggi, non siamo dotati, come allora, di manipolare in modo puntuale e attendibile le caratteristiche specifiche delle generazioni a venire.
–
Nonostante tutto, le tecnologie di comunicazione e gli ambienti virtuali risentono delle conoscenze e delle applicazioni degli anni novanta. Decisamente ora siamo avanti in un ambiente telematico molto più virtuale di quello descritto nel libro. Tale limitazione è comunque un indice di un libro di eccellente qualità che ha un impianto solido e robusto nel disporre gli eventi. E questo apre il discorso sul desiderio di conferire un potenziamento intellettivo predeterminato spinge alla riflessione riguardo temi più che mai attuali.
–
Dalla nozione di invidia verso chi ha più capacità, a quella del rancore sociale verso chi è più ricco. Vi è il senso del tempo e del decadimento delle generazioni che si susseguono. Attraverso l’ausilio di nuove tecnologie vi è il tentativo di concepire nuove opportunità tese all’acquisizione di nuove conoscenze e all’ottenimento di nuove ricchezze. In concomitanza emerge la visione di strati sociali che intendono bloccare e inibire le prospettive di miglioramento.
–
Sono posizioni odierne che ritroviamo nel conflitto di chi lavora e ha privilegi, verso coloro che cercano di accedere a un vivere più pieno di interazioni sociali e di guadagno. Si va dal singolo lavoratore che ha paura di perdere il posto del lavoro, se non la stessa nozione delle sue mansioni, agli stati che di fronte allo sviluppo economico e commerciale di altri limitrofi, si chiudono come un riccio, assumendo atteggiamenti nazionalistici.
Nel primo tomo vi è la fase della crescita e dell’adolescenza degli “insonni” e dei “dormienti” e i loro contrasti, che in età adulta si riverberano verso le interazioni sociali e formali.
–
Gli insonni, essendo una minoranza della popolazione, vengono bersagliati da improperi, minacce, insulti e aggressioni fisiche, i quali si difendono espandendo le reti commerciali e patrimoniali, anche per finanziare l’edificazione i luoghi ben precisi dove risiedere e difendersi in una posizione di separazione rispetto a tutti gli altri.
–
Si rilevano analogie con il processo di formazione di uno Stato che in origine è un luogo di rifugiati come è inteso dai più.
–
Vi è anche il rapporto tra i genitori e i figli. Gli amori dedicati e quelli negati. Le reazioni dei figli o di quelli che aderiscono ad un identico stile di vita dei genitori. Vi sono temi universali posti in termini oppositivi nell’ambito dell’etica, come la simmetria tra la solidarietà e l’individualità, la cooperazione e la competizione.
–
Un ruolo fondamentale che fa da contrappeso narrativo alle singole vicende, è interpretato dal ruolo della comunicazione e dello spettacolo anche nei tribunali. È sottile la capacità dell’autrice di narrare i dibattiti processuali, mostrando i temi giuridici, morali ed etici su questioni che anche oggi sono di pubblico dibattito. Indirettamente e con lentezza emerge il problema dell’idea della giustizia e della libertà, come quello di poter praticare la ricerca scientifica.
–
Nel secondo tomo sono narrati i mutamenti sociali derivati da una maggiore disponibilità a concepire la prole, secondo indicazioni prescrittive.
–
Vi è il presupposto per il quale dal punto di vista legislativo e culturale, è accettata la possibilità di manipolare il patrimonio genetico del feto, in modo da indurre una filogenesi di tratti somatici, corporei, e cognitivi, prestabiliti dai futuri genitori. Tale pratica innesta una coincidenza tra caste sociali e differenziazione biologica di specie. Vi sono i muli, ovvero le persone più prestanti, che producono, detengono il potere, comprano le elezioni. Sono quelli che si danno da fare, studiano, sperimentano, ma esigono il potere da gestire in modo esclusivo. Vi sono i mendicanti, coloro che vivono di elargizioni e si collocano in modo marginale rispetto al vivere sociale. I vivi, coloro che consumano, e che perciò completano il ciclo economico. Di modesta intelligenza e cultura, vivono come cicale, sebbene la loro condizione di vita sia quasi prestabilita dai muli, che li considerano una zavorra necessaria, anche dal punto di vista istituzionale. Il loro valore è il voto e il consenso da influenzare, e veicolare secondo canali prestabiliti.
–
Gli sviluppi tecnologici vanno avanti, ed emergono gli insonni che, con una costituzione sempre più robusta, vivono quasi più di due secoli in buona salute e in una forma di giovinezza apparente. Diventano ricchissimi e cercano di usurpare il potere dei muli. Da qui in poi, fino al terzo tomo, vi è la storia degli scontri di questi corpi sociali e di specie, che si intensifica ancor di più con la comparsa dei figli modificati degli insonni: i super insonni i quali sono ancora più dotati e hanno l’idea come i loro padri di modificare la società, e il destino di tutti secondo i loro criteri di valutazione.
–
Entrano in gioco tanti attori, per una trama avvincente, costellata di climax che via via emergono. Le tre caste hanno alterne vicende di successo, in un viatico dove tutti subiscono modifiche sia in rapporto all’igiene, al modo di mangiare, alla ricerca continua di energia. Non dico altro: è una lettura che va goduta fino alla fine.
–
Però alcune considerazioni si possono dispiegare come la concezione iniziale della scrittrice che richiama una critica ad una idea del capitalismo alquanto semplificato di un motore che determina una dialettica binaria tra gli sfruttati e gli sfruttatori, dove i primi per la loro condizione di minorità, hanno un’etica superiore. La dialettica economica e il demone della figura mitologica del “capitalismo, sebbene siano figure suggestive e facilmente comprensibili, invitano a ulteriori chiavi interpretative che oltrepassano quelle esclusivamente economiche.
–
Ogni protagonista mostra lati oscuri, anche in virtù delle buone intenzioni dichiarate. Nancy Cress scrivendo questi tre romanzi e approfondendo sempre più i temi esposti, affina l’analisi circa le logiche del potere, del carisma, della ricerca del leader -semidio, all’affidamento da parte del singolo per la sua razionalità limitata, a risposte semplici e dirette, che si mostrano poi crudeli e fallimentari. E arriva, forse inconsapevolmente, a delineare un tema di sottofondo: la nozione di persona, come unità di corpo, di soggetto, di cognizione, di animo, si spande e si rifrange nelle nuove relazioni sociali che emergono in virtù anche alle incredibili e nuove disponibilità tecnologiche in uso. L’integrità del corpo diventa un incrocio di forme da assumere.
–
Ciò comporta, in particolare nel terzo tomo, a nuove inedite interazioni sociali. Ad differenza dei primi due tomi, si passa da una critica etica e psicologica, ad una analisi sociologica di questi nuovi e immaginifici corpi sociali, attraverso la volontà di diventare un corpo sociale autonomo e isolato rispetto agli altri. Emerge il conflitto che è scaturito dalla volontà di accaparrarsi le risorse a disposizione, arrivando a un paradosso di una guerra universale ordalica.
–
Da tale contraddizione si sviluppano gli eventi del terzo tomo.
–
Nancy Cress è veramente una autorità della “Fantascienza dura”: studia approfonditamente di biologia, genetica, medicina e di economia. Miscela tali nozioni in sviluppi coerenti, aventi come è tradizione una idea che è propriamente fantascientifica. Inoltre è una scrittrice immaginifica che è capace di grandi visioni di società alternative ben determinate.
–
Il voler scrivere una saga, però, comporta la necessità di richiamare i protagonisti dei tomi precedenti per fissarli nei nuovi contesti. E ciò crea ridondanze e slabbrature circa la prosecuzione degli eventi.
–
Ciò è compensato però dalla sua straordinaria capacità di cambiare i registri linguistici tra i protagonisti e di variare il ritmo della scansione degli eventi, in modo che il lettore sia stimolato ad andare avanti.
–
È un’opera imponente che ha retto lo sviluppo tecnologico trentennale e che anzi, propone ancora oggi domande per noi inevase.
277-78 Quando aveva cominciato a trovare buffe cose come i piedi? Certamente non quando era giovane, a venti, trenta o cinquant’anni. Tutto era stato molto serio allora, di conseguenze tali da sconvolgere la terra. Non soltanto le cose che avrebbero potuto effettivamente scuotere la terra, ma tutto. Doveva essere stata davvero pesante. Forse i giovani non avevano alcuna possibilità di essere seri senza essere pesanti. Mancava loro l’importantissima dimensione della fisica: il momento torcente. Troppo tempo davanti, troppo poco alle spalle, come un uomo che tentasse di portare orizzontalmente una scala tenendola a un’estremità. Nemmeno un’onorevole passione poteva fornire un buon equilibrio. Mentre ci si muoveva faticosamente a scatti, solo per mantenere il proprio equilibrio, come si sarebbero potute trovare divertenti le cose?
280-282 «Nooo. Hanno scuole loro.» Guardò Leisha come se lei fosse stata tenuta a saperlo, e, ovviamente, lei lo sapeva. Gli Stati Uniti erano ormai una società a tre strati: i nullatenenti, che tramite il misterioso e edonistico narcotico della Filosofia del Vivere Vero erano divenuti i beneficiari del dono dell’ozio. I Vivi, l’ottanta per cento della popolazione, che si erano liberati dell’etica del lavoro per sostituirla con una godereccia versione popolare dell’antica etica aristocratica: i fortunati non devono lavorare. Sopra di loro, oppure sotto, c’erano i Muli, Dormienti migliorati geneticamente che gestivano la macchina politica ed economica, come dettato dai, e in cambio dei, voti signorili della nuova classe oziosa. I Muli tiravano avanti: i loro robot lavoravano. Alla fine c’erano gli Insonni, quasi tutti invisibili all’interno del Rifugio, che venivano trascurati dai Vivi, se non dai Muli. L’intera organizzazione a trifoglio, Es, Io e Super Io, come qualcuno l’aveva sardonicamente etichettata, veniva assicurata dall’economica, onnipresente energia-Y che alimentava le fabbriche automatizzate rendendo possibile l’esistenza di una prodiga assistenza sociale che barattava pane e giochi del circo con voti. »
–
297-298 Non si poteva mai riposare. Il Corano e la storia degli Stati Uniti concordavano almeno su un punto: “E coloro che raggiungeranno il loro accordo solenne e sopporteranno con coraggio la sfortuna, le difficoltà e il pericolo… questi saranno i veri fedeli al loro credo”. E poi: “Il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza”.
–
353-354 Jennifer si sedette con grazia sulla sedia della scrivania di Tony. Le pieghe della sua nera abaya si adagiarono a terra accanto al corpo accucciato di Miri. «Per la prima parte della sua vita, sì. La produttività, però, è una cosa relativa. Un Dormiente può avere cinquant’anni di produttività, iniziando, diciamo, dai venti. Ma, a differenza di noi, verso i sessanta o i settant’anni i loro corpi si indeboliscono, sono preda di esaurimenti, si sfaldano. Possono vivere tuttavia per almeno altri trent’anni, un fardello per la comunità, una vergogna per se stessi perché è una vergogna non lavorare quando gli altri lo fanno. Anche se un Dormiente fosse industrioso, ammassasse denaro per la vecchiaia, acquistasse robot che si prendessero cura di lui, finirebbe per essere isolato, incapace di prendere parte alla vita quotidiana del Rifugio, degenerando. Morendo. Dei genitori che amano il proprio bambino lo condannerebbero a un simile destino? Una comunità potrebbe mantenere molte di queste persone senza assumersi un fardello spirituale? Pochi, sì: ma che sarebbe dei principi coinvolti? «Un Dormiente allevato fra noi non sarebbe soltanto un estraneo qui, inconscio e morto cerebralmente per otto ore al giorno, mentre la comunità va avanti senza di lui. Avrebbe anche il tremendo peso di sapere che un giorno o l’altro potrebbe avere una paralisi, un attacco di cuore, un cancro o una delle miriadi di malattie cui sono soggetti i mendicanti. Sapendo che lui stesso diventerà un peso. Come potrebbero un uomo o una donna di sani principi vivere in questo modo? Sai che cosa dovrebbero fare?» Miri capì. Ma non lo disse. «Dovrebbero suicidarsi. Una cosa tremenda a cui costringere il bimbo che ami!» Miri strisciò fuori da sotto la scrivania. «M-m-ma, n-nonna… t-t-tutti d-d-dovremo m-m-orire un giorno. Anche t-t-tu.» «Ovviamente» rispose con compostezza Jennifer. «Ma quando lo farò, sarà dopo una vita lunga e produttiva come membro completo della mia comunità: il Rifugio, il sangue del nostro cuore. Non vorrei niente di meno per i miei figli e per i miei nipoti. Non mi accontenterei di niente di meno. Nemmeno la madre di Joan.»
–
678 Miri mi aveva detto una volta che esistevano solamente quattro domande importanti che si potevano porre su qualsiasi essere umano: come riempie il proprio tempo? Che sensazioni ha riguardo al modo in cui riempie il proprio tempo? Che cosa ama? Come reagisce rispetto a coloro che ritiene inferiori oppure superiori? «Se fai sentire le persone inferiori, anche non intenzionalmente» aveva detto con un intenso sguardo negli occhi scuri «loro si sentiranno a disagio in tua presenza. In questa situazione, alcune persone attaccheranno. Alcune cercheranno di ridicolizzarti per “ridurre la tua dimensione”. Alcune tuttavia ti ammireranno e impareranno da te. Se tu fai sentire le persone superiori, alcune reagiranno licenziandoti. Alcune eserciteranno il loro potere in modo maggiore o minore. Alcune, tuttavia, si sentiranno portate a proteggere e aiutare. Tutto questo si applica ad appartenenti a una piccola loggia così come a un gruppo di governi.»
–
690-91 «Ha fatto centro, signor Arlen. I Vivi sono il vero popolo di questo paese, proprio come lo era l’esercito di Marion. Avevano la volontà di decidere per se stessi in quale tipo di paese volevano vivere e anche noi abbiamo la volontà di decidere per nostro conto. Abbiamo la volontà e abbiamo l’ideale di come dovrebbe essere questa gloriosa nazione, anche se adesso non lo è ancora. Noi I Vivi. E se non ci crede, caspiterina, guardi che casino hanno fatto i Muli di questo grande paese. Debiti nei confronti di nazioni straniere, alleanze capestro che ci risucchiano ogni risorsa, l’infrastruttura che ci si sgretola in faccia, la tecnologia mal utilizzata. Proprio come gli inglesi utilizzavano male i cannoni e i fucili ai loro tempi.»
Nota mia: (ricorda più di una recente campagna elettorale… )
704 «Oh, figliolo, ma non vi insegnano proprio niente in quelle vostre scuole alla moda? Non dovrebbe essere permesso, no, non dovrebbe proprio. Caspita, proprio qui nel Preambolo, c’è scritto chiaro come il sole che “Noi, il Popolo” stiamo scrivendo questa cosa “così da formare un’Unione più perfetta, amministrare la Giustizia, assicurare Tranquillità domestica, fornire la difesa comune” eccetera. Dove sta la perfetta unione se si lascia che i Muli controllino il genoma umano? Questo non fa altro che separare ancora di più le persone. Dove sta la Giustizia nel non permettere al bimbo di Abby e Joncey di partire dalla stessa base di un bambino Mulo? Come può creare tranquillità domestica? Che diavolo, crea invidia e risentimento ecco cosa crea. E che caspita può essere, sulla verde terra del buon Dio, la “difesa comune” se non la difesa della gente comune, i Vivi, in modo che possano avere dei figli che contano esattamente come un bimbo modificato geneticamente? Abby e Joncey stanno combattendo per loro stessi, proprio come i genitori naturali di ogni posto, e la Costituzione dà loro il diritto di farlo, proprio lì, in quel sacro paragrafo.»
–
Il libro mostra il carisma, il settarismo, il credo religioso messianico che però si fonda sul nemico da creare, da perseguire e distruggere perché ad esso è attribuito il male. Tale attribuzione è conferita per la fede. Esclusivamente per la fede. Il complotto è il teatro che risolve tutto.
1178-1179 «Miranda, non conosco la parola giusta per descrivere come diventa la gente quando non si sente più ferita e sola. Però le accade qualcosa. Quando continua a prendere quel genere di neurofarmaci per non sentirsi “se stessa”, presto non riesce più a sentire nemmeno l’altra gente. Diventano tutti come gli amici di Cazie, e forse come la stessa Cazie, non so. Cazie è buona, in fondo, ma ha inalato tanta roba per coprire la propria sofferenza che non si è più accorta nemmeno della sofferenza di Jackson e, dopo, non si è più accorta nemmeno di Jackson. Lui è solo un altro mobile nella sua vita, un altro robot. «Le persone devono soffrire. Devono permettersi di sentire la sofferenza. Devono sopportarla e non cercare di eliminarla con l’Endorbacio, i neurofarmaci, il sesso, i soldi: è l’unico motivo per cui sappiamo che dovremmo fare qualcosa di diverso, che dovremmo continuare a cercare con più impegno dentro di noi e dentro gli altri. Non si può solo aggirare il dolore, bisogna passarci attraverso per arrivare dall’altra parte, dove l’anima è… Oh, non lo so! Non sono abbastanza intelligente per sapere! Nella mia modificazione genetica embrionale è andato storto qualcosa, non sono intelligente come Cazie o Jackson, ma so che dovresti darci altre siringhe del Cambiamento perché i bambini vivano abbastanza a lungo da sentire il proprio dolore e cominciare a imparare. Forse non avresti dovuto darci le siringhe. Però lo hai fatto e ora i Vivi non possono sopravvivere senza perché noi Muli li abbiamo lasciati in asso e controlliamo tutte le risorse. Ci devi dare altre siringhe del Cambiamento perché quei bambini possano vivere abbastanza da cercare quello che importa davvero.
–
1241-42 Eden. Per quanto tempo ancora? C’erano siringhe nascoste, probabilmente, famiglia per famiglia, in tutte le enclavi, una o due qui, altre lì. I neonati sarebbero stati iniettati, segretamente, prima che gli outsider venissero a conoscenza dell’esistenza delle siringhe per poterle rubare. Quando le siringhe messe da parte fossero finite tutte, il tasso di natalità sarebbe crollato anche più di quanto già non avesse fatto, quando i genitori Cambiati avessero preso in considerazione i problemi relativi a malattie e al bisogno di cibo dei figli non-Cambiati. Alla fine la gente avrebbe ricominciato comunque ad avere bambini, perché succedeva sempre così. A quel punto la medicina si sarebbe ripresa dal febbricitante coma di ricerche nel campo delle droghe del piacere e i Muli se la sarebbero cavata bene, più o meno come avevano sempre fatto, dietro i loro scudi a energia-Y, sempre più impenetrabili, che si sarebbero estesi ogni anno a causa della necessità di destinare aree sempre maggiori all’agricoltura, alle industrie casearie e a quelle di sintesi della soia. Le enclavi si sarebbero adattate. Avevano tutta la tecnologia per riuscirci. Non ci sarebbe stata alcuna cacciata dall’Eden. E i Vivi? Non c’era bisogno di chiedersi cosa sarebbe accaduto loro. Accadeva già. Carestia, morte, malattia, guerra. Alla fine, avrebbero imparato nuovamente le tecniche per la sopravvivenza. Se invece il neurofarmaco che inibiva la tolleranza per le novità avesse continuato a diffondersi, non avrebbero imparato. Sarebbero rimasti attaccati alle vecchie mansioni adatte a corpi Cambiati che la nuova generazione non avrebbe posseduto. I Muli, inaspriti dalle Guerre del Cambiamento e consci che i Vivi non erano più necessari economicamente per almeno tre generazioni, non avrebbero fatto nulla. Genocidio tramite immobilismo universale. Il Signore non aiuta i cerebrochimicamente incapaci di aiutare se stessi, troppo terrorizzati dai cambiamenti per lasciare che qualcuno si avvicini loro e che hanno perso da poco i loro ultimi paladini extraterrestri.
–
1253 PARTE TERZA MAGGIO 2121 È impossibile, per una creatura come l’uomo, restare completamente indifferente riguardo al benessere o al malessere dei suoi simili e non essere pronta, per proprio conto, a stabilire, nel caso in cui non abbia particolari impedimenti, che ciò che promuove la loro felicità è bene e ciò che porta alla loro afflizione è male. DAVID HUME, Ricerca sui principi della morale
Sunfall di Jim Al-Khalili, 2014, Traduzione di Carlo Prosperi, (Prima ed. 2019), 2022, Bollati Boringhieri, Torino
L’autore è in primo luogo un fisico di fama internazionale, che con la presente opera si è prestato a redigere un romanzo, a differenza di altri suoi scritti di divulgazione sulle nozioni e sugli sviluppi della Fisica contemporanea. I concetti e i termini impiegati sono veri e verosimili, in quanto i neutralini, sebbene siano già stati ipotizzati e circoscritti in modelli coerenti a livello teorico, in data attuale non hanno avuto un preciso riscontro sperimentale. L’appunto a queste particelle che dovrebbero costituire la materia oscura, è la base su cui si innesta quest’opera: una narrazione distopica di eventi possibili qui e ora.
–
Le tempeste solari in modo ciclico investono i pianeti che gravitano intorno alla nostra stella. La Terra grazie alla intensità del suo campo magnetico riesce a deviare gran parte di queste radiazioni, mantenendo così integra la sottilissima pellicola che chiamiamo atmosfera e per conseguenza gli ecosistemi per noi vitali. Le tempeste solari negli evi passati hanno invertito i poli del nostro campo magnetico, e in queste fasi per le leggi fisiche relative alla densità di campo, lo hanno indebolito, e quindi hanno permesso una maggiore incidenza radioattiva negli strati più bassi dell’atmosfera. Si ipotizza che ciò abbia contribuito a causare l’estinzione di specie viventi, dalla flora fino agli animali a sangue caldo.
–
Il romanzo si incentra su questo evento e nella concomitanza della tragica evidenza che il polo magnetico avrebbe raggiunto una sua inversione e quindi un equilibrio in un periodo di tempo molto più lungo di quello delle coorti generazionali dell’uomo, in termini di nascita, età adulta, e morte. La conseguenza è una altissima probabilità di estinzione dei mammiferi, per il caldo crescente, per i raggi solari letali, per l’innalzamento delle acque, e nel complesso per lo sconvolgimento climatico sì temporaneo, ma devastante.
–
È un romanzo di avventura, di spionaggio, che si incentra nel tentativo di veicolare i neutralini in un modo tale da permettere al campo magnetico di assestarsi. Non rivelo nulla, e lascio al lettore il gusto dell’approfondimento e della scoperta, anche perché è un romanzo che scorre in un ritmo che cerca il climax e la sorpresa.
–
I personaggi sono però stereotipati, perché nelle dinamiche di relazione sembrano che vivano tra gli anni settanta e ottanta del secolo scorso. Sì vi sono donne e uomini che nel campo della scienza, della politica, e dello spionaggio risultano pari agli uomini nelle prestazioni, ma nelle disposizioni emotive verso i colleghi di lavoro, i partner e i familiari stretti, seguono modelli di due generazioni fa.
–
La visione di fondo tra gli uomini e le donne sebbene sia limitata in questi stereotipi prevedibili, da una parte facilita la comprensione degli eventi scanditi in un ritmo agevole. Tale semplificazione lascia quindi il tempo per concentrarsi riguardo la comprensione dei concetti di fisica che via via sono espressi, dai quali si ricavano le connessioni di causa ed effetto delle azioni dei protagonisti.
–
Vi è un tema di fondo reale e non fantascientifico che è rivolto nella concreta possibilità dell’avverarsi di accadimenti terrestri e cosmologici di frequenza singolare o ciclica tali da arrecare danni all’ambiente di vita favorevole nel suo complesso per la nostra sopravvivenza.
–
La gravità di tali rischi nel loro concretizzarsi in pericoli manifesti abbisogneranno di una collaborazione interstatuale tra i popoli. La condivisione delle conoscenze, la partecipazione democratica al loro sviluppo e messa in opera, definiscono la speranza di concepire la soluzione.
–
La convinzione di adottare un approccio collaborativo nell’integrare le proprie risorse materiali, tecnologiche e di sapere, avviano le strategie di impieghi impensabili delle nostre capacità nel manifestare positivamente la nostra volontà di sopravvivenza.
–
L’umiltà di considerarsi solo una parte del pianeta Terra che è la nostra unica e sola casa di fronte alla collettività, garantisce di una caratura morale che invita alla fiducia e alla volontà di agire non solo per i propri esclusivi interessi.
–
È un libro progettato per attrarre il grande pubblico nella lineare scansione degli eventi e nella costruzione, non estremamente sofistica, nel delineare le personalità dei protagonisti. La voluta semplicità della trama, però, offre un linguaggio tecnologico rivolto a problemi scientifici attuali che fa sentire il lettore partecipe di questo processo nel pensare su di sé e sul proprio destino, vivendo da quasi due secoli in un ambiente che non è mai stato così favorevole in tutta la storia dell’umanità.
443-445
Nota tecnica dell’autore sulla materia oscura L’idea di fondo del Progetto Odino si basa sul comportamento della materia oscura. Ma quanto c’è di scientificamente accurato in tutto questo? Be’, lasciatemi chiarire un paio di cose. Anzitutto, la materia oscura è reale. È ciò che tiene insieme le galassie. Anzi, nell’universo la materia oscura è cinque volte la materia cosiddetta normale. Il problema è che, al momento in cui scrivo, ossia dicembre del 2018, non sappiamo ancora di cosa la materia oscura sia composta. Quali che siano le sue particelle costituenti, a oggi non ne conosciamo nulla. I fisici la chiamano «materia non barionica».
–
Sappiamo che la materia oscura percepisce la forza di gravità ma non quella elettromagnetica (il che le permette di attraversare la materia normale come se questa non ci fosse). Il secondo punto è che uno dei potenziali candidati come costituente della materia oscura è effettivamente il neutralino, un’ipotetica particella prevista da una teoria tuttora speculativa chiamata Supersimmetria. La mia remora nell’usare il neutralino in Sunfall era che potesse essere scoperto prima dell’uscita del libro o, ancora peggio, che qualche nuovo risultato sperimentale escludesse categoricamente la sua esistenza, magari rivelandoci che la materia oscura è composta da tutt’altra particella. Finora, invece, tutto bene. I neutralini sono ancora in corsa. Quanto al fatto che i fasci di materia oscura interagiscono con se stessi, ciò è all’incirca corretto, almeno sulla base delle attuali conoscenze.
–
Al proposito, tuttavia, mi sono preso alcune libertà, nel senso che l’auto-interazione della materia oscura è probabilmente molto debole, altrimenti ne vedremmo le testimonianze in astronomia. D’altro canto, se al momento di collidere i fasci sono dotati di sufficiente intensità ed energia… Quanto alla questione del decadimento dei neutralini pesanti in chargini e di questi, a loro volta, in neutralini leggeri – tutta quella roba necessaria affinché la traiettoria del fascio possa essere deviata dai magneti – be’… non è sbagliata ma solo estremamente semplificata. Se ne stanno occupando fisici teorici di tutto il mondo, attualmente al lavoro su modelli matematici come il Modello Standard Supersimmetrico Minimale con parametri complessi (o cMSSM) o il modello di concordanza cosmologica, ΛCDM, che si legge «lambda-CDM» e ha per elementi costitutivi la materia oscura fredda e la costante cosmologica. Oh, siete stati a voi a chiedermelo! Come dite? No? Ah, ok.
“Nel paese delle ultime cose (In the Country of Last Things) 1987, Ed. Italiano 2018, Einaudi, Torino, di Paul Auster (Autore), Monica Sperandini (Traduttore)
Con Paul Auster si respira alta lettura con un’aria di montagna che non lascia spazio a pigre sensazioni. Si arriva subito in una posizione panoramica che invita ad una lettura che segnerà il proprio senso estetico.
Soltanto per la sapiente commistione di stili, questo romanzo è un capolavoro. A prima vista sembra una lunga lettera che però assume, nel corso della lettura, la struttura di un lungo diario. Nelle prime pagine è narrato nel tempo presente, ma è intervallato nei salti temporali e nelle spiegazioni circa gli eventi generali che oltrepassano le gesta dei momentanei protagonisti in una narrativa di memoria.
–
È un diario di bordo, perché la narratrice man mano che prosegue nella descrizione delle sue avventure, colloca i luoghi e le vicende in una spirale, in cui ella ne diviene parte. Il punto di vista dell’esterno e lo spazio di confine, nel flusso delle parole, sono risucchiati all’interno del luogo circoscritto: il paese delle ultime cose.
–
Paul Auster descrive con una eccellente capacità i personaggi attraverso una tecnica che rimanda alla descrizione dei tratti somatici e dalle loro posture in linea con la tradizione dei romanzi psicologici dell’inizio del 1900. Però non si ferma solo in questa linea di presentazione: ed è qui che mostra di essere uno scrittore di altissimo livello. La narratrice descrivendo i personaggi, nel contempo, attribuisce qualità morali e caratteriali che non hanno soltanto lo scopo di inquadrare ed eventualmente collocare la figura in un quadro che delinea l’eroe, l’antieroe, il buono, il meschino, perché le loro inclinazioni ed attitudini variano di scopo e di valore. Il mutamento è in relazione ai continui climax di sopravvivenze cui sono sottoposti.
–
Vi è una tecnica sopraffina nel ritmo della scrittura che offre dapprima un quadro morale sicuro in cui collocare i tipi e indurre le loro eventuali azioni, il quale, in modo sotterraneo con i richiami del loro passato, è trasformato in un complesso di cause efficienti per gli avvenimenti che da lì a poco appariranno. Le figure topiche che via via scorrono, lasciano emergere nuovi luoghi di narrazione che proiettano il diario di memoria, e quindi al passato, in un fiume del presente. Il lettore è accompagnato in questa navigazione, senza che perda il pathos e il godimento estetico derivato dalla fruizione del testo, per soffermarsi a ricollegare le situazioni e le condizioni che hanno generato i singoli eventi.
–
Paul Auster dispiega una palestra dotata di infinite risorse conoscitive e di strumenti per chiunque voglia esprimere il suo mondo interiore nella forma della scrittura. In primo luogo, in forza diaristica, quindi personale, e per avventurarsi nell’acquisizione e nella produzione autonoma di propri stili espressivi.
–
Gli ambienti acquisiscono una vita propria che è dipinta dalle metamorfiche caratteristiche fisiche e morali dei personaggi. La narratrice entra ed esce dagli avvenimenti, perché in un primo momento configura un timbro complessivo di questa cascata sovrabbondante di stimoli che in modo alternato fa scorrere i dialoghi nei momenti topici. In seguito trasla gli scenari in un participio passato per riassumere il vortice di caduta di questo paese in un capolinea: la linea sicura cui il lettore possa appoggiarsi nel mantenere un filo temporale compiuto.
–
Il lettore ha in dotazione la possibilità di poter modificare la vista del paesaggio in negativo, a colori, in bianco e nero, di vederlo muovere o di collocarlo in un fermo immagine, e tutto ciò accade nello spazio di uno o due pagine. La bellezza di questo romanzo, è che nella lettura, se ci si lascia appassionare, non vi è bisogno di soffermarcisi, o di accorgersi di questa giravolta stroboscopica dei punti di vista.
–
La protagonista, ama, odia, dispera, reagisce, avanza in modo tenace anche nel dolore e nello scoramento. Gli avvenimenti accadono sull’orlo di un baratro, in una tensione per la quale si possa perdere tutto: cose, persone, ricordi, criteri di ordine delle relazioni sociali. Vi è una spasmodica ricerca di ordine e di senso, per definire una prospettiva verso il futuro, all’interno di uno stato carcerario di continua sopravvivenza, ove sembra impossibile uscirne.
–
Il fiume non si ferma, sicché si cerca di galleggiare tra i flutti delle onde su una zattera che affonda. Si afferra un suo relitto, che successivamente è travolto da una nuova tempesta. Si cerca, allora, un appiglio a ridosso di scogli taglienti, ma anche qui ricomincia l’instabilità.
–
Vi è il tempo che divora. Questo paese si vuol mostrare come un luogo in cui i bimbi decidono di non nascere e i vecchi di non trapassare. I secondi sono cannibali, cloni di Crono, e i primi olive avvizzite cadute dal ramo, prima della trasformazione in olio.
–
La trama del romanzo è definita da una metafora della scrittura che oscilla nell’invenzione del mondo, e nel tentativo di descrivere quello che è presunto reale, cadendo quindi nella onnipresente contraddizione di scrivere del fantastico, e di definire in modo infondato ciò che non lo è, partendo proprio dall’invenzione. È una prigione dalla quale è impossibile uscirne.
–
Ciò spiega allora il modo indiretto in cui sono sovrapposti gli stili. È impossibile dichiararli compiutamente in un elenco esplicito, perché diverrebbero un polo dei due di questa insanabile contraddizione che appare in un regresso all’infinito.
–
Ed è qui che il tempo della narrazione, nel suo complesso, si svolge in questo vortice senza fine di distruzione di senso, se non in quello della contraddizione, che è l’ultima stazione degli eventi cui è impossibile ripartire.
–
Vi sono situazioni che richiamano le tragiche e mondiali vicende accadute nella prima metà del novecento, e quelle attuali tra gli anni settanta e ottanta, coeve alla generazione dello scritto. Si parla di ieri e di oggi, perché appunto qui sono entrambi fermi in questo “fine” capolinea.
–
È un romanzo che suscita forti emozioni e impegna il lettore a sostenere questa integrale tensione fisica che però dona la possibilità di sublimare la sensazione di greve precarietà che avvolge ognuno di noi. Siamo tutti sorelle e fratelli in questa grama condizione che lascia trasparire qualche fiore nelle paludi delle lacrime. La bellezza che strugge.
–
È sentitamente consigliato avventurarsi in questa tremenda consapevolezza, avendo comunque accanto la narratrice che ci protegge e ci accompagna durante la lettura.
Project Hail Mary di Andy Weir (Autore), Vanessa Valentinuzzi (Traduttore), Prima edizione 2021, Edizione Italiana 2023, Mondadori, Milano
Il romanzo di Andy Weir segue lo stile dei due precedenti come Martians (Premere qui per leggere un consiglio scritto di lettura) e (Premere qui per leggere un consiglio scritto di lettura) Artemis. Vi sono protagonisti, maschile nel primo, femminile nel secondo, che hanno un rapporto conflittuale con le autorità. Mostrano una distonia tra ciò che il potere e il diritto pretendono per il mantenimento dell’ordine sociale e per risolvere problemi scaturiti da pericoli incombenti, a fronte dei valori di libertà e democrazia che conferiscono a loro autorità.
–
Le esigenze del collettivo, o delle élite, se sopravanzano le richieste e le aspirazioni del singolo, spingono il protagonista del romanzo a opporsi a seguire una accondiscendenza formale ed acritica, fino a incorrere in reati penali come in Artemis. Il protagonista, come qui, in Hail Mary, cioè Randy Grace è una reincarnazione del Cow Boy Usa che è si fedele ai valori della comunità tutta, ma che è capace di azioni di rivolta, di rinuncia, di conflitto. Intraprende una vera ribellione, non tanto per sovvertire l’ordine costituito, quando, secondo la sua ottica, di renderlo più aderente e non contraddittorio nell’esercizio del suo potere, rispetto a ciò che dichiara e a ciò cui si appella in ordine all’etica, alla morale e al diritto.
–
A fronte di un pericolo mortale per l’intero pianeta Terra, Randy Grace accetta di collaborare mantenendo un atteggiamento da battitore libero sia nell’effettuare una ricerca di biologia e di ritrovarsi poi coinvolto in una missione spaziale, a dir poco suicida.
–
Lo scrittore Andy Weir, qui, affina sempre più, come nei due romanzi precedenti, il suo stile ironico e avvincente, per coinvolgere il lettore come se stesse seguendo un serial in tv. Offre una rappresentazione scenica in cui si ha la sensazione di essere immersi accanto ai personaggi. Anche qui, in modo mirabile, segue il filone della Hard Fiction, ovvero la scrittura di fantascienza che ha sì una idea attualmente irrealizzabile, ma che, se presa per vera, tutto il contorno tecnologico e le nozioni di fisica, chimica e astronomia, sono vere e coerenti nella loro relazione. Vi è una attenzione maniacale dei moti dell’astronave. Si rileva che ha studiato molto di microbiologia, e delle relazioni tra la luce e lo scambio di energia negli organismi viventi.
–
È uno scrittore superlativo, e non è un caso il suo successo, anche nella riproduzione filmica dei suoi romanzi, in merito a una narrazione attenta ai ritmi di comprensione di ciò che è esposto. Non è un caso che ci si senta portare per mano nel comprendere l’ambiente ipertecnologico che fa da contesto. Anche qui ha frasi “slang” che possono essere comprese in modo compiuto solo da chi vive negli USA, anche per i riferimenti a particolari modi di dire riferiti a luoghi e a persone specifiche. E questo è un limite delle traduzioni di tutta l’opera di Andy Weir: sarebbe il caso di corredare con note esplicative, quella massa di riferimenti quotidiani che è offerta. Si dovrebbe avere la capacità, la voglia, e il tempo, come solitamente il sottoscritto compie, di avviare ricerche laterali per quei termini e per quei rimandi oscuri, che in realtà però sono rivelatori di analogie e di riferimenti che offrono nuove chiavi interpretative circa lo sviluppo della narrazione.
–
È un peccato che non siano esplicitate, perché queste rendono più concreti i personaggi, e in particolare il loro vissuto. Senza contare poi, che lo stile è comico, con battute e motti di spirito, che potrebbero essere più ficcanti, nell’inquadrare i contesti in modo meno approssimato.
–
Nei romanzi di Weir, come in questo, il monologo del protagonista la fa da padrone: scandisce l’intervallo con i dialoghi con gli altri personaggi. In Martians il soliloquio mentale traccia il prima e il dopo con i dialoghi e spiega lo svolgersi dei momenti topici nell’atto del loro svolgersi. In Artemis si riprende tale stile, aggiungendo un doppio dialogo che la protagonista ha con gli eventi del passato, in modo che siano incasellati nelle scelte dell’azione presente. Anche in Hail Mary vi sono queste due caratteristiche, ma il ricordo qui, non è solo un elemento per coordinare il monologo interiore, quanto un vero e proprio antagonista. Randy Grace all’inizio del romanzo è smemorato, e i ricordi arrivano goccia a goccia, non soltanto come elementi inerti, ma come un groviglio di situazioni reali che si accostano nelle vicende del presente.
–
Il passato viaggia in parallelo con il presente, e la riflessione, e la chiave dell’interpretazione viaggiano entrambe nel participio passato. Il futuro, invece, si ritrae continuamente. Tutto ciò rende dinamica la storia. Va vissuta fino all’ultimo senza farsi prendere dalla voglia di sapere immediatamente la fine. Una chiave dei successi di questi libri, risiede nell’abilità dell’autore di moltiplicare il personaggio principale in tanti se stessi sia nei dilemmi morali sia nel corso della narrazione, in modo che tutti siano presenti, offrendo quindi una riflessione autoironica, disincantata e briosa.
–
È facile immedesimarsi con i protagonisti, perché, nonostante le avversità, i disastri, i propri limiti, hanno comunque uno spirito positivo. Cercano di capire l’oscura minaccia che si avvicina e affrontano il pericolo nel tentativo di elaborare tattiche e strategie di risoluzione. Si rimane stupiti di quante risorse emotive e cognitive i protagonisti tirino fuori dal cappello, ma Andy Weir è abile nel mostrarcele nei momenti di massima tensione, offrendo quindi l’immagine che anche noi, in condizioni di necessità, saremmo capaci di reagire in modo proficuo ed adeguato.
–
Per questo stile che definirei fresco e corroborante, questo libro andrebbe vissuto e sperimentato nel chiedersi quali siano i propri limiti, e nel pensare le soluzioni più adeguate per risolverli o perlomeno ridurli.
–
Dietro l’apparente comicità del romanzo, però sono trattati temi capitali, come l’ambiente, il senso della propria esistenza qui in questo pianeta, e l’anomalia stessa che è la Terra rispetto agli astri. Vi è un tributo alla volontà di vivere associata a una genuina sete di conoscenza.
–
Come in ogni sua opera Andy Weir si documenta in modo minuzioso chiedendo la collaborazione di esperti e di scienziati circa gli argomenti e gli ambiti scientifici e tecnologici in cui la narrazione è intessuta. Vi sono descrizioni della biologia molecolare e quella dei batteri. Vi è anche una ideazione comparativa riguardo le diverse forme ucroniche di evoluzioni della vita in pianeti diversi. Vi è un’ottima applicazione dei modelli delle teorie dell’evoluzione. E alla base di tutto, vi è una descrizione precisa ed attendibile dei fenomeni astrofisici e delle leggi di rotazione e di spinta per i viaggi interstellari.
–
La lettura di questo libro offre un’occasione per approfondire l’ostico concetto delle teorie della relatività, in particolare per le relazioni tra lo spazio e il tempo in funzione di velocità quasi prossime a quella della luce. L’esposizione, infatti, è accessibile, lineare, senza scorciatoie “gergali” o ad “effetto” che mascherano eventuali incongruenze fisiche e astronomiche.
–
È uno scrittore onesto: parte da una idea che è fantascientifica, ma l’ambiente e lo sviluppo della narrazione è coerente con le nostre effettive conoscenze teoriche e con le possibilità tecnologiche di oggi.
–
Per questo l’autore può essere considerato un rappresentante dei nostri giorni degli approcci dei grandi scrittori di fantascienza della “Età dell’oro” che oggi si definisce tra gli anni quaranta e metà anni sessanta del secolo scorso.
–
Vi è un elemento ulteriore che è più strettamente estetico. All’interno della trama, vi sono due grandi proiezioni dei modelli dei cicli vitali qui nella Terra e delle diverse forme di un paradigma finalistico di ciò che è il futuro e delle responsabilità delle specie più evolute. Qui siamo in un campo in cui è lo scrittore che si confronta con l’etica e la speranza.
–
È un’opera a tutto tondo che riempie i polmoni d’aria fresca e pulita e si sorride con piacere nell’adagiarsi a una lettura avvincente, onesta, e tutt’altro che superficiale.
L’EFFETTO ANOMALIA Traduzioni telematiche a cura di Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo (Casa di Reclusione – Opera) David Brin. L’EFFETTO ANOMALIA. Titolo originale: “The Practice Effect”. Traduzione di Claudia Verpelli. Copyright 1984 David Brin. Copyright 1992 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano. URANIA
Brin David è uno scrittore di fantascienza e anche un astronomo. È dotato di una solida conoscenza tecnico-scientifica. Non è un caso che i suoi romanzi, al netto dell’idea di fondo che è fantastica, sono contraddistinti da una narrazione che tiene per conto le logiche e l’impiego coerente e attendibile delle conoscenze scientifiche, adeguate ai supporti tecnologici descritti. È un narratore di mondi immaginari intessuti di eventi coerenti e verosimili.
È considerato un esponente della fantascienza hard (dall’inglese hard science fiction), detta anche fantascienza tecnologica, che enfatizza accuratamente il dettaglio scientifico o tecnico.
L’<Effetto Anomalia> tratta le conseguenze derivate dalla scoperta di poter passare in un mondo ucronico e distopico. L’innesto è lo Zievatron: un macchinario che collega queste fessure iperdimensionali. È l’espediente che permette la genesi della trama. Il tema del “passare oltre” non è nuovo, perché risale già prima dei racconti mitici. I romanzi di fantascienza, infatti, anche quelli meno tecnici e scientifici, narrano le storie mitiche, rivestite con gli abiti del presente, traslando le gesta eroiche e i simboli nel presente.
I protagonisti (lo scienziato cavaliere – la figlia del re buono, il re antagonista cattivo, gli alleati sapienti e quelli ridicoli – l’antagonista del cavaliere scienziato che è suo collega nel mondo “nostro”) seguono tutti i canoni della letteratura tradizionale epica e di avventura, che spazia tra il picaresco, al guascone, fino a proto-stili che oggi vanno di più moda. Mi riferisco alle saghe, che possono essere scorporate in più libri, eventualmente in film, e nei videogiochi. I grandi capolavori di due secoli fa, così lunghi come quelli francesi e inglesi, erano stampati in capitoli in modo seriale e pubblicati nelle riviste periodiche. Una eccellente capacità impreditoriale.
David Brin descrive i problemi sociali ed economici degli anni novanta, durante la correlativa trasformazione tecnologica in atto, riflettendo sui nuovi assetti della società, traslando la riflessione in un pianeta a noi affine, ma con le leggi dell’entropia e della meccanica razionale diverse, rispetto ai vincoli della nostra realtà.
Ed è qui che emerge la maestria di questo scrittore: narra le vicende dei protagonisti in un modo coerente e perfettamente adeguato alle ipotesi di fondo. Il modo di creare qualsiasi manufatto, i criteri di attribuzione di valore e di ricchezza, le strategie di ricerca volte a perseguire nuove scoperte in ordine alla fisica e alla chimica.
Ha una intuizione geniale nel descrivere i tentativi di mantenimento dell’ordine nell’irreversibilità dei processi antropici, e quindi nella degradazione dell’energia e degli ambienti vitali.
Il romanzo offre ulteriori chiavi di lettura circa i modi con i quali noi ci affidiamo, esclusivamente per fede, cieca, e imposta alle leggi e alle consuetudini del nostro vivere, in rapporto ai conflitti politici, sociali, ed economici, a livello individuale e delle comunità.
È un libro che andrebbe riletto due volte: la prima per puro godimento di avventura, la seconda come una occasione per mirarci allo specchio, nella speranza di acquisire il lusso di guardare il nostro vivere in intervalli temporali più estesi rispetto il proprio vivere quotidiano.
Questa ANOMALIA ha tutte le caratteristiche per smuovere ciò che per noi è considerato ovvio. Se la lettura è praticata rigettando la pigra accettazione di ciò che è il nostro eterno presente, allora potrebbe offrire nuovi occhiali per ridefinire le domande su noi stessi.
La trama ha più livelli concomitanti di interpretazione. Lo stile è apparentemente colloquiale, perché è connotato da riferimenti storici reali, in particolare quelli relativi alle scoperte tecniche e ai loro inventori. È un’opera con intenti edificanti.
Postilla: Se si legge il romanzo in lingua originale, vi è la possibilità di apprezzare l’enorme quantità di giochi di parole e modi di dire profondi e coloriti, propri del modo di intercalare nel sud-ovest USA.
Il ciclo di vita degli oggetti software, dI Ted Chiang,(The Lifecycle of Software Objects), 1ª ed., Burton (Michigan), Subterranean Press, 2010, traduzione di Francesco Lato, Odissea Fantascienza, Delos Books, 2011.
–
È un’opera che vale la pena da leggere, perché ci costringe a riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni nel voler disporre degli altri.
–
Ana Alvarado, dopo aver lavorato come istruttrice in uno zoo, accetta un nuovo incarico presso la Blu Gamma, un’azienda informatica che ha creato avatar denominati “digienti”, per i quali avrà la funzione di loro educatrice, in collaborazione con gli sviluppatori del software, tra cui Derek Brooks.
–
La ditta concorrente SaruMech sviluppa un robot che consente ai digienti di interagire con i proprietari nel mondo reale. Altre ditte sviluppano ambienti virtuali più sofisticati dove si può giocare in modo più invasivo, sicché i clienti rendono indietro i loro giocattoli. Alcuni proprietari, però, sono entrati in empatia con i propri digienti, e per non farli sospendere (l’equivalente di una eutanasia), si costituiscono in una associazione per reperire fondi e sponsor, utili per sovvenzionare un loro aggiornamento software, tale da permettere una trasmigrazione in ambienti virtuali più avanzati di uso commerciale.
–
Ana adotta Jan e Derek i due digienti Marco e Polo e per anni, insieme a pochi altri li tengono in attività, e trascorrono molto tempo con loro, come se fossero dei genitori. I digienti sembrano entrare in uno stato simile all’adolescenza. Ana e Derek non si avvedono che stanno traslando la loro personalità sia nel mondo virtuale sia con esperienze nel mondo fisico con i robot collegati ai digienti.
–
Derek vorrebbe tramutarli in una “corporation”, cioè soggetti giuridici in tutto e per tutto. Ha timore che se lui morisse, vorrebbe che Marco e Polo non fossero sospesi. Nello stesso momento Jax il digiente di Ana, non vuole controllare un avatar a distanza, ma vuole essere lui un avatar, e quindi anche il robot. Soffre di solitudine e vuole che il suo io non sia scisso dal corpo.
–
Mancano i soldi per mantenerli. La ditta Desiderio Binario contatta Ana per addestrare i digienti superstiti per trasformarli in oggetti sessuali che si adattino ai desideri dei clienti, diventando attraenti, affettuosi e appassionati di sesso. Un’altra possibilità è che Ana lavori per la Polytope mettendosi cerotti di droga per creare un temporaneo legame affettivo con i digienti, al fine di veicolarli nei loro schemi emotivi. Un’altra offerta proviene da alcuni sviluppatori per robot domestici che si occupano di intelligenza artificiale. Però questi ultimi non vogliono creare umani avatar, quanto una intelligenza superumana. Non vogliono dipendenti – corporation, ma prodotti super intelligenti.
–
Ana è inorridita da tali proposte. Sa che l’esperienza è algoritmicamente incomprimibile e che ogni digiente merita rispetto.
–
In questo romanzo vi è un dilemma etico: l’automa che incorpora sapere e comportamenti dettati da prescrizioni morali, ha titolo a porre relazioni sociali giuridicamente autonome con gli umani?
–
Ana si rende conto di esser diventata una “madre” per Jax. Si chiede se suo “figlio” sia libero di sbagliare e di voler ridursi a oggetto sessuale, sottoponibile anche a tortura.
–
se sceglie di lavorare nella società Desiderio Binario, il cervello chimicamente alterato sarà quello del digiente. Se lavorerà per la Polytope, il cervello chimicamente alterato sarà il suo.
Marco e Polo, i “figli” di Derek invece non vogliono che Ana scelga di lavorare per la Polytope, e in un certo vorrebbero sacrificarsi, affermando di essere consapevoli di ciò cui vanno incontro. E qui invito alla lettura per la prosecuzione della trama.
*****
Un processo di apprendimento può comportare la trasformazione del software in qualcosa di altro?
–
Nel testo si avverte un senso di separatezza da parte dell’autore rispetto ai personaggi e degli umani verso i digienti a parte Ana ed Derek che intendono instaurare un legame empatico, solidaristico, filogenetico, teso ad attribuire la morale e l’etica ad oggetti. Posto che il mondo è gelido e brutto, si vuole che i digienti diventino soggetti umani, tali da essere portatori di diritti e doveri.
–
Quest’opera sembra denotare una struttura di cicli software interrotti dove si ritorna alla stessa domanda che pone il dilemma. E si cerca di uscire. Si vede che l’autore è anche un programmatore. Poiché i personaggi virtuali tentano di uscire dai loro schemi di azione, la narrativa segue tale spinta. Le azioni sono ridotte a dialoghi. I tempi virtuali e reali risultano giustapposti e compressi. Da questo straniamento stilistico emerge nel modo più crudo il dilemma.
–
La domanda etica è lo stesso programma che ritorna su se stesso. Un apparente paradosso che mostra il mutamento degli oggetti informatici sia nel mondo virtuale sia nelle loro applicazioni nel mondo dei senzienti.
–
È un’opera strutturalmente incompiuta, perché il tema è posto al lettore, affinché sia spinto a fornire nuove parole sulla nozione di soggetto nel momento di deliberare su di sé e nel mondo.
–
Il non detto di tale domanda è il limite che dobbiamo porre nel nostro di agire.
–
Sembra un libro scritto da un digiente: una costellazione di appunti verso una avventura intellettuale sulla realtà, da parte di un io del corpo che viaggia ed è nei due mondi.
Gibson, William.
Trilogia dello Sprawl: Neuromante – Giù nel cyberspazio – Monna Lisa cyberpunk
(Italian Edition) . MONDADORI. Edizione del Kindle.
–
Tonnellate di pagine sono state scritte su questa trilogia
magnifica che ha avviato un genere, più rigoglioso che mai, fino ad oggi. Si
può offrire uno spunto in più, partendo dalle tecnologie di oggi. Lo stile
riprende Burroughs, nel tono e nella sintassi violenta, e si frammenta in un gergo
digitale. La droga è elemento chimico, strumento, tecnologia, non più pozione.
Sotto vi è il mito dell’immortalità per opera di un’alchimia tra scienza,
tecnologia, fede.
Il primo volume connota uno stile che continua negli altri
due in una inclinazione analogica nell’evocare strumenti, meccanismi, ditte,
marche, oggetti del passato: tutti fusi e impastati in un grande GOLEM: l’osare.
Andare oltre i limiti e quindi pagarne lo scotto. Da Philip Dick al mito di
Icaro, ad Adamo ed Eva.
–
William Gibson è uno scrittore unico: scrive coniando termini
come ciberneutica e cyperpunk, senza conoscerne effettivamente le tecnologie sottostanti.
I romanzi sono stati scritti negli anni ottanta, ma risentono di modi di vedere
dei due decenni precedenti: l’impostazione è meccanica. Si riprende dell’innesto
corpo macchina che è orrorifica nella locuzione del <<cyborg>>.
Oggi le tecnologie sono più soft, l’impostazione è sì di rete, ma più
articolata e dematerializzata. Dal tendine al muscolo, si arriva alla molecola,
al Dna.
Il punto di vista è statunitense, più precisamente asiatico-californiano.
–
I luoghi sono claustrofobici: tombe per dormire, scale e
piani a chiocciola. È una distesa cibernetica di reti, nelle quali i nodi, gli
uomini e le donne, possono essere costruiti, decostruiti, riprogrammati,
distrutte. Sia nelle città sia nello spazio, negli asteroidi e dentro il
cyberspazio.
–
Nei tre libri emergono grandi quantità di oggetti di tutti i
tipi: una chincagliera sterminata nel tempo, tra elicotteri, accendini, mobili,
ringhiere, banconi, vestiti. Un enorme supermercato semovente pacchiano,
altamente tecnologico, assieme alla sporcizia, al vecchiume, all’immondizia.
Ognuno è potenzialmente un residuo che è sempre in vendita: parti del corpo, e
pure le loro molecole e neuroni. Una continua presenza di polvere e pulizia
patinata. Un’osmosi putrida, come i filtri di un rene.
–
Tutto deve essere pieno in un continuo vortice che
trasmette, ingoia, pulsa oggetti. È emblematico nel secondo romanzo, il robot
con le tante braccia che assembla scatole, relazioni, dati, oggetti, simboli.
Significati. Il cyberspazio che parla
con se stesso e ingoia continuamente se stesso.
–
È una trilogia che permette una nuova visione del nostro
inconscio.
–
Sia consentita però una nota traduzione in italiano del
terzo volume. Vi sono errori sistematici nell’uso dei condizionali con in
congiuntivi. E talvolta l’uso di verbi fattuali ripetuti che denotano una
semplificazione eccessiva del testo in lingua originale. E non mi si dica che è
una traduzione letterale dell’autore. Non esiste sia nel testo inglese e anche
per il fatto che nella lingua italiana si ha una maggiore libertà nel comporre
le forme verbali, rispetto a quelle inglesi, e in particolare di Gibson che non
usa un linguaggio sofisticato.
–
Nei libri che compongono una saga, o che più semplicemente
si riferiscono l’un con l’altro vi è il rischio di dover elaborare finali non
troppo originali, per mantenere la coerenza giustapposta in romanzi che magari
all’inizio erano progettati per essere unici. Vi sono comportamenti prevedibili
per alcuni personaggi alla fine. Come se l’autore volesse tirare le fila e chiudere
i discorsi aperti e di poco incoerenti degli altri libri, ma il livello è altissimo
nella tensione emotiva per la scansione degli eventi.
Un libro destinato a
non uscire secondo le stesse intenzione dei due scrittori. Dai contenuti e
dalla trama, quando iniziarono a comporlo nel 1967 nel tempo dell’Unione
Sovietica, e alla luce delle enormi difficoltà per pubblicare le loro
precedenti opere, i fratelli Strugackij sapevano che sarebbero incorsi nella
censura in una previsione ottimistica, se non in carcere, o direttamente nei
Gulag. Le esperienze dei loro colleghi scrittori erano evidenti.
Come per i precedenti
libri, spedivano in prima lettura ad editori fidati, i quali rispondevano di
non poterli pubblicare, perché, nonostante i temi fantascientifici, lo stile
che oggi noi diremmo distopico, i temi delle fiabe, la descrizione del vivere
russo e dei popoli all’interno dell’URSS, vi erano critiche
all’amministrazione, al vivere civile, alle leggi, agli scopi e alla logica
stessa di un apparato che si diceva rivoluzionario da anni e anni.
–
Lo stile delle loro
opere, e di questo romanzo, è ricco di variazioni tra il favolistico,
l’umoristico, accompagnato da un’analisi fredda dei meccanismi del consenso,
del potere, dell’asservimento. Nonostante che i temi siano dissimulati e
narrati con il meccanismo del paradosso e dell’ironia, la critica emerge netta
e dura. Anzi, proprio per lo stile apparentemente leggero, pazzo a tratti, e
quasi da cabaret, che aveva la funzione di occultare la critica radicale
all’URSS e in più in generale alla costruzione dei miti usati dal potere
politico ed economico per asservire le persone, per contrappasso, si traduceva
in una condanna senza appello.
–
Ecco perché spedivano
comunque le loro opere: anche nel diniego, le copie passavano in una cerchia di
lettori professionisti sempre più ampia, in modo che poi qualcuno di loro fosse
stato in grado di stamparlo all’estero. Per molte delle loro opere così
accadde. I due scrittori assunsero precauzioni da vere spie dei romanzi gialli,
cercando di nascondere il libro e le versioni corrette. Lo rimaneggiarono fino
al 1973. Poi finalmente riuscirono a pubblicarlo dopo il crollo dell’URSS, ma
anche qui dissimulando in due parti, e riducendolo. Non si fidavano degli
apparati che erano ancora presenti nella nuova Russia. Nel 2000 finalmente uscì
una versione unica, ricorretta e limata.
–
La “città condannata”
è l’URSS, anzi è ogni agglomerato statuale che dopo un presunto processo
rivoluzionario, per tentare di sopperire alla contraddizione tra le teorie del
mutamento e la volontà di rimanere stabilmente nei centri del potere, rende
vuoti gli obiettivi e gli scopi, delineando la dichiarazione di una terra
promessa sempre di lì da venire, per un uomo nuovo e una società nuova. Tutto è
subito in vista della società dell’avvenire, e ognuno è un ingranaggio. I fratelli Strugackij mostrano che
l’insensatezza, l’assenza di ragionamento, le parole d’ordine vuote sono gli
strumenti razionali e coerenti del potere che asservisce e che ha l’unico scopo
di mantenere se stesso, vuoto, e rivestito di una promessa sempre futura.
–
Un libro complesso,
durato trenta anni. Molte caratteristiche dei personaggi, dai tic, ai modi di
dire ritornano continuamente, come un leit motiv di annuncio dei personaggi
delle opere di Richard Wagner. Questa apparente ridondanza è dovuta anche alla
ripresa di temi e dialoghi nell’arco di decenni, con pause dovute alla
scrittura di altre opere. I personaggi sono descritti in modo fisico, carnale, dalla
sporcizia ai tic. Si ha l’impressione di averli vicino, fino a sentire la puzza
del loro sudore. Si conosce anche il modo di vivere dei russi, ma della Russia
profonda, dalle loro bevande, agli strumenti di lavoro agricolo e di fabbrica, ai
carri, e agli indumenti, dai riti e dalle ricette tipiche, anche dei popoli non
russi dell’URSS. Questo libro mostra il grande arcipelago dei popoli di questa
Unione imperiale. La loro commistione e l’evidenza di antichi conflitti.
–
Sono trattati i temi
dell’amministrazione, dell’informazione, della violenza, della tortura, della
carestia, della mancanza di libertà, del razzismo, dello sciovinismo, e del
maschilismo: le donne sono trattate molto male, proprio da coloro che indicano
nell’esperimento (la società rivoluzionaria comunista, socialista, non ha
importanza, anche totalitaria in modo astratto) la volontà di perseguire l’uguaglianza
per un uomo e una donna nuova.
Lo stile dei due
scrittori è rivestito da una sintassi brillante che avvolge il lettore, e lo
spinge ad andare avanti con un ritmo talvolta da fuochi d’artificio, oppure
lento e riflessivo. Vi sono variazioni continue in un tema di fondo che
fornisce il ritmo della scansione degli eventi. Le allegorie sono originali e
comiche.
–
È il loro libro:
l’opera che secondo gli autori non sarebbe mai potuta uscire. Completamente
inattuale. E lo è ancora oggi, perché le riflessioni contenute sono vive nel
nostro presente.
Secondo le analisi di
questi anni il libro è catalogato nel settore della distopia. I due fratelli
nel 1967 non avevano in mente tale termine. Comunque il libro è molto di più: uno
scrigno che via via nelle sue secrete, mostra l’aberrazione di ciò che è
ritenuto “normale”.
Un libro
godibilissimo, ironico, d’avventura, e denso di temi.
Vi è un’analisi
approfondita sul potere che asservisce, descritto con una ironia dissacrante:
per togliere regalità al re, occorre che sia visto nelle sue concrete fattezze:
ridicolo e nudo. La risata disvela l’orrore della apparente normalità e
dell’accettazione di valori imposti e pienamente contraddittori nella loro
formulazione.
–
I fratelli Strugackij
perfezionano il loro stile, talvolta poetico, nel mostrare la normale violenza
dell’assurdo che è il nucleo dell’attività politica e di indirizzo che pervade
ogni amministrazione, fino a ogni modo di vivere del singolo. La denuncia di
ciò è mostrata attraverso il lato comico dei tratti caratteriali dei
protagonisti, oltre alle loro goffe e patetiche imprese.
La risata che
condanna questa città.
Le mie sono solo risposte a un tuo continuo richiamo…