§CONSIGLI DI LETTURA: I PICCOLI MAESTRI

I piccoli maestri di Luigi Meneghello, 2013,
prima ed. 1964, Rizzoli, Milano

Tanti lati nascosti ha quest’opera. Racconta i luoghi e gli eventi, immersi in un processo storico in cui l’incanto della natura antropizzata unisce l’antico e il mito. L’autore è anche il protagonista che incarna il mito di Ulisse, ma verso se stesso. Il suo “io” è Itaca. Tutto converge nel suo monologo.

I fantasmi, coloro che sono rimasero adolescenti a metà, li riporta in vita affinché il loro destino sia compiuto in un appuntamento della memoria. Ognun di loro inizia il viaggio per ricongiungersi nella voce di Luigi Meneghello.

L’autore rinnova quelle gesta, scrivendo da adulto, le parole e gli atti della gioventù. Si fa da parte, in modo che i morti riassumano un articolo determinativo. La cornice ha lo scheletro della resistenza dei partigiani tra l’armistizio del giorno 8 settembre 1943 e la fine della seconda guerra mondiale e la cornice dei racconti dei comunisti, dei cattolici, dei libertari, secondo gli inni degli anni cinquanta, degli anni sessanta, e negli anni di “piombo”.

Vi è l’intento di ricollocare la biografia e la cronaca in un quadro depurato dalle retoriche derivate dalla guerra fredda. Ed ecco, quindi, che il mito assume una posa lirica, in cui il protagonista, parla con le montagne e con le valli del Veneto, nella speranza di colloquiare con gli dei, con la natura e con il tempo dei cicli e dei riti. Tutti coloro che furono maestri a metà, perché morti, o fermati dal loro percorso originario di scopi e di speranze, verso di lui si approssimano e si abbeverano alla fonte del suo scritto.

La versione di quest’opera è degli anni settanta, dieci anni dopo la prima pubblicazione. E inizia nel momento in cui lui, ventiduenne, assieme ad altri amici universitari, lascia tutto e va nelle montagne per assumere il ruolo di partigiano.

È una formazione in itinere. Ognuno di loro aveva una razionalità limitata riguardo alla guerra, alle tecniche di resistenza, e alle modalità di organizzare azioni contro i tedeschi e contro i fascisti della Repubblica Sociale. Lo stile all’inizio è quasi simile, all’inizio, a un resoconto di cronaca. È preciso nei dettagli dei luoghi, nella descrizione puntuale dei paesaggi e dei personaggi, fino alla singola piega o strappo di un vestito. Eppure, ed è qui l’effetto caleidoscopico, è anche un romanzo di formazione, perché narra una crescita che parte da una istanza morale: darsi una dignità per sé e per le proprie comunità, dopo il disonore fascista, la vergogna della disfatta, la guerra civile, e l’abbraccio fraterno al sanguinario tedesco.

È delineato un approccio antitetico alle mitopoiesi partigiane e a quelle dei fascisti “buoni” che si scontrarono, si ritrovarono in quel periodo, tra i lutti, le vendette, gli orrori, e le lacerazioni presenti fino ad oggi. I libri e la retorica diaristica e politica negli anni cinquanta e sessanta ponevano sì uno scontro duro, e di rivendicazione, ma ammettendo, nonostante tutto, il valore di chi resisteva e anche di quei pochi, pochissimi che mantennero l’umanità stando dalla parte “sbagliata”, siano stati essi compagni confusi o fascisti.

Luigi Meneghello narra le sue vicende e di quelle dei partigiani di area comunista, liberale, cattolica, o semplicemente di comunità e locale, in una progressiva acquisizione di strategie e tecniche di guerra, di maggiore consapevolezza ideologica, e di un maggiore affinamento delle proprie valutazioni morali, MA non attraverso il mito dell’eroe partigiano, del grande guerriero, della gioventù gloriosa.

Gli eventi topici sono contraddistinti da dubbi, errori ed atteggiamenti goffi quasi comici, all’interno degli epiloghi tragici in cui i suoi compagni morivano così, quasi per sbaglio o incuria.

Tutte quelle persone furono piene di dubbi, di limiti, di pregiudizi, analfabete quasi, neanche tanto intelligenti, piagate dalle malattie, e con disabilità varie. Eppure resistettero nel rifugiarsi nelle montagne, negli attentati, nel sopportare la fame e il freddo, nel morire malamente e nell’attuare una lotta clandestina in pianura, dentro le città. Nel litigare tra comunisti, socialisti, comunisti antisovietici, liberali, repubblicani, realisti, cattolici proto ecumenici, e quelli ortodossi, e contro la grande maggioranza amorfa, suddivisa nelle preoccupazioni quotidiane e in un fascismo di convenienza, pronta ad aderire al potente di turno.

La narrazione assume toni comici, nonostante il racconto si snodi tra tragedie e toni lirici e commoventi, nel recepire il senso ancestrale delle comunità in rapporto al paesaggio natio. E qui vi è un nostro errore prospettico di lettori. Luigi Meneghello non voleva risultare comico mentre scriveva, perché siamo noi oggi, ad avvertire lo scarto delle retoriche del valore, degli eroi, e di come queste siano piccole, semplici, tronfie rispetto all’oceano degli eventi che accaddero. Un popolo debole, corrotto dalle proprie bugie, che si trova ad affrontare una realtà che consapevolmente contribuì ad evocare.

Eppure, nonostante le avventure maldestre e picaresche, Luigi Meneghello è indulgente verso il giovane che fu e verso tutti gli altri, gran parte uccisi e rimasti giovani lì, per sempre. È un padre che si avvicina e li abbraccia, perché, nonostante tutto, in modo irriflesso, inconscio, rozzo ebbero una caratura etica, tesa all’estremo sacrificio per di mantenere una postura dignitosa nella tensione verso la libertà con le mani aperte, callose, ma pulite.

§CONSIGLI DI LETTURA: STORIA MONETARIA DEGLI STATI UNITI, 1867-1960

Storia monetaria degli Stati Uniti, 1867-1960
Milton Friedman e Anna Jacobson Schwartz
Prefazione di John B. Taylor, IBL Edizione,
prima edizione 1 1963,  Princeton University Press

L’evidenza che emerge dalle vicende qui narrate, definisce come gli equilibri tra i titoli ad agire e le facoltà di impiego tra le istituzioni, siano democratiche, di reciproco controllo e di elasticità rispetto ai mutamenti macroscopici ed episodici riguardo ai processi economici e sociali mondiali. Lo studio di questo libro è una occasione formidabile per ripensare il nostro modo di intendere le nozioni di “crisi”, “moneta”, “valore”. Solitamente attribuiamo significati irriflessi e simbolici a livello totemico. Rappresentano invece rapporti sociali, nelle loro estensioni giuridiche, economiche e dei singoli rapporti sociali, nel momento stesso in cui comperiamo una caramella.

Non vi sono soltanto due mondi suddivisi tra i buoni e i cattivi, capitalisti e proletari, sfruttatori e sfruttati. Certamente tali qualifiche esistono nelle individuazioni tra i rapporti conflittuali che vi sono tra gli attori, ma in questo libro si nota come vi siano state persone e gruppi sociali che hanno agito per risolvere i problemi, in modo da porre le condizioni dello sviluppo e del benessere collettivo, oltre che alla stabilità dei sistemi sociali. Persone dotate di senso del dovere e testimoni del loro ruolo istituzionale. Al netto che molti non erano dei santi, come in ogni luogo della terra e in ogni ambiente di lavoro. Sono temi attualissimi. Si pensi solo al modo in cui noi pensiamo al termine “Crisi”: ogni volta che è stato proposto in termini apocalittici, avremmo dovuto avere la discesa degli arcangeli ogni due o tre mesi. Si prenda quest’opera come una cassetta degli attrezzi con i relativi manuali allegati, aventi la funzione di moltiplicare le possibilità di porci le domande volte a capire in modo più profondo i meccanismi attuali dei nostri rapporti sociali.

Quest’opera monumentale di ricerca applicata, di comparazione statistica, di elaborazione di teorie economiche, innestate in una metodologia di ricerca storica è stata negli anni sessanta del secolo scorso fino ad oggi, una dimostrazione formidabile dell’attività scientifica caratterizzata da una profonda onestà intellettuale nell’esporre in più registri linguistici le ipotesi e i limiti degli ambiti di applicazione.

Vi è un profondo rispetto per il pubblico di settore e per coloro che non sono pienamente addentro ai contesti e ai linguaggi economici, statistici e di politica monetaria. Nonostante l’intervallo temporale di studio e la complessità di ciò che si va a studiare, i resoconti, le tabelle, le formule di applicazione, la creazione degli indicatori e la loro messa in opera, oltre a essere rappresentate da una forma rigorosa, sono accompagnate da spiegazioni e correlazioni aventi una narrazione piana, lineare, volutamente lenta e scandita nei passaggi.

Il testo può essere letto come una catena di risultati di ricerca applicati a gruppi di anni disposti in serie cronologica ben definiti, disposti in contesti di analisi documentati con plurime rappresentazioni algebriche, grafiche, normative, valutative e politiche.

Non ci si annoia perché tutto ciò che viene proposto dalla raccolta e dalla elaborazione dei dati, oltre alla loro definizione e disposizione in teorie descrittive l’agire umano, l’andamento delle economie, e le prospettive di benessere e di ricchezza o di povertà per tutti noi, tutto ciò considerato un fatto non pienamente chiaro. L’attività di ricerca, quindi, non si ferma solo nella definizione coerente di ipotesi e nella loro disposizione in teorie ben comprese dal pubblico di riferimento. E non è conclusa neanche nella determinazione dei protocolli intersoggettivi di ricerca e di raccolta delle informazioni, tali da poter essere trasformati in “dati”, “variabili” che riportino una descrizione evolutiva dei processi storici dell’andamento della moneta, anzi delle monete, dei prezzi, dell’inflazione, del reddito, del PIL.

Il passo veramente degno di nota, è la fase rigorosissima di comparazione tra gli Stati nei loro rapporti economici, produttivi e finanziari di scambio, ove anche la moneta (e quindi la ricchezza dei singoli e delle collettività) è messa in questione nell’attendibilità dei risultati ottenuti.

Tutto ciò è innestato in una discussione aperta e con argomenti NON AMBIGUI e ben delimitati nel porre le valutazioni in modo che le correlazioni rilevate abbiano l’attitudine per un impiego di analisi attraverso modelli di causazione. Si cerca in modo filologico di riconfigurare il processo storico in una proposta di cause ed effetti, per spiegare singoli eventi e disporre tendenze di lungo periodo.

La bellezza, vero e proprio godimento estetico, affiora dal rispetto e dall’educazione che i due autori hanno verso i collaboratori della loro ricerca pluriannuale spiegando e riconoscendo in modo puntuale il loro contributo.

Tale caratura morale emerge anche nel modo in cui il lettore è invitato a questo libro. L’anfitrione, cioè i due autori, aprono la porta a noi ospiti e si collocano di lato, in modo che si possa accedere con agio e in libertà.

Il libro è voluminoso e a parte qualche specialista, difficilmente può essere letto immediatamente e con speditezza fino alla fine. Qui è la sua caratteristica: è un insieme di più tomi, con dentro plurime narrazioni dal punto di vista economico, storico, politico, statistico, metodologico, le quali costituiscono un’unica e ben congegnata trama narrativa.

Ognuno di noi ogni giorno compera qualche cosa e richiede un servizio e lo paga. Siamo sottoposti al pagamento delle tasse e delle imposte. Cerchiamo di ottenere redditi e, profitti per impiegarli in consumi e investimenti. Dal pacco di pasta, ad una obbligazione, al pagamento di una assicurazione, al richiedere il servizio di trasporto e di assistenza.

Consiglio di non correre nelle prime pagine e di fermarsi, per approfondire il significato esplicito dei termini esposti in modo preliminare. Consideriamolo come un allenamento iniziale prima di recarsi in palestra. È un investimento su noi stessi.

Se ci facciamo caso gli orientamenti politici, le opinioni, le discussioni che abbiamo ogni giorno, derivano anche da quell’oggetto mistico denominato “moneta”. Quest’opera è una occasione per acquisire un approccio laico nell’affrontare questo tabù, in modo tale da non cadere preda da santoni, da coloro che svolgono politiche in modo populistico, sollecitando le nostre paure, insicurezze e angosce.

È un gigantesco esempio di condivisione democratica del sapere, oltre che a fornire un livello dei nostri livelli e abilità nel comprendere gran parte delle nostre attività sociali, sia a livello individuale sia collettivo.

E in più si nota come le vicende assumano quasi la caratura di un romanzo riguardo gli scontri tra i gestori delle istituzioni bancarie e governative, locali e nazionali. Emerge in un’ottica di lungo periodo la considerazione che una ripartizione dei poteri non ambigua, il reciproco controllo, e la nomina di persone qualificate e non cooptate, sia la migliore garanzia per attrezzarsi ad affrontare le crisi.

Si può anche riporre il testo dopo averne letto una parte minima, per poi, dopo aver approfondito ciò che riteniamo utile, riprenderlo, ritornare indietro e proseguire la storia di questa moneta negli USA, per limare uno spettro di osservazione e di elaborazione a più dimensioni.

Non è un libro che impone il suo sapere a noi incerti e ignari, volto a imporre per autorità teorie già ben definite. Abbiamo, invece, la possibilità di condividere i dubbi, i miglioramenti e l’offerta di un’etica tesa alla ricerca e al sapere condiviso, dove l’inadeguatezza e l’ignoranza è un tratto essenziale, che innestato in una biografia avente l’etica del rispetto e del miglioramento, offre un esempio di scambio e di crescita personale in una cittadinanza del sapere democratico.

Il dubbio, l’umiltà, la volontà di migliorare forse sono il risultato che scandisce la tonalità di questo studio monumentale: il nostro tesoro condiviso.