
“Mentre Morivo” di William Faulkner esprime le innovazioni stilistiche e poetiche dei romanzi sperimentali di primo novecento europeo, come quelli di James Joyce e di Virginia Woolf, coniugandoli con gli ultimi sviluppi delle narrazioni statunitensi rivolte a un pubblico sempre più vasto e con una progressiva acculturazione di base.
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Il libro è ambientato nel sud degli Stati Uniti ed è costituito da capitoli, ognuno dei quali attribuiti a più personaggi che parlano in prima persona, variando il discorso indiretto libero, con il flusso di coscienza, modulando gli eventi descritti nel tempo presente, con fatti biografici tesi a caratterizzarne i motivi contingenti con riferimento al suo agire.
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Ogni parlante descrive il contesto in base al suo singolare modo di pensare intrapsichico con le ripetizioni, i ritorni, i mottetti e le riflessioni sulle risposte e sulle azioni degli antagonisti in un colloquio interiore che permette una finzione letteraria per la quale il lettore ne sia un interlocutore diretto.
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I modi di parlare e i toni variano in base alle facoltà cognitive e alle abilità intellettive dei protagonisti, generando un caleidoscopio di eventi: è un flusso di coscienza incrociato nei cui interstizi traspare una trama lineare.
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La morte di una moglie e madre coinvolge il vedovo e i figli nel compito di costruire una bara e di seppellirla in un luogo lontano da quello di residenza per assolvere a un desiderio da Ella espresso in vita. Ciò comporta problemi di tipo sanitario, logistico ed economico, accentuando i i traumi del passato e i contrasti intra famigliari con anche tutti gli altri personaggi che via via appaiono in questo tragitto settimanale di passione.
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Se il patimento della Pasqua demarca i punti di dolore di colui che sarà a breve compiutamente oltremondano, qui vi è già un cadavere che ritorna in vita attraverso le gesta e la memoria del passato di questi pellegrini improvvisati.
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Costoro affronteranno peripezie paradossali, goffe, quasi mortali, che mineranno la salute fisica e mentale di alcuni, e dalle quali emergeranno le tare, i vizi e meschinità in un atto di autoflagellazione per conseguire in modo inconscio una emendazione. Infatti, gli attori intraprendono gesta pregne di significati allegorici, caratterizzati da una simbologia alchemica in simbiosi con significati escatologici cristiani.
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È espressa la parte più povera ed ignorante degli Stati Uniti. L’autore non nobilita e non mitizza le figure di questi emarginati, i quali, però, per la volontà di assolvere ad una promessa nel subire una pena autoinflitta dalle proprie inclinazioni, dai vizi, e dalle conseguenze di traumi e conflitti irrisolti, mantengono la speranza di possedere un senso al proprio vivere. Il rito del trapasso offre una demarcazione temporale che determina uno spazio comune in cui vi è un riconoscimento del proprio operato, per quanto goffo, umiliante, ridicolo che è stato fino a quel momento il proprio vivere.
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William Faulkner compone un poema epico che accentua la miseria dei protagonisti, risolvendoli in una narrazione nella descrizione di una affermazione della propria dignità nel conseguire ciò che si era ripromessi di compiere, pagando prezzi altissimi e mostrando al pubblico la propria abiezione. È anche una metafora di un paese in costituzione, nato dal mito e dalla fede di una terra promessa, che obbliga alla traversata del deserto, in cui si rimane impregnati del peccato e del male, ma che nella consapevolezza del proprio agire violento, si cerca di porre un nuovo sviluppo.
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William Faulkner tenta la composizione di una epica nordamericana più matura, non solo inscritta nei padri fondatori, che ponga le basi per una creazione di un canto e di un mito di un paese che avrà ed ha un nuovo ruolo nel mondo, da circa centocinquanta anni.